Corte Conti: “Valter Lavitola e Sergio De Gregorio restituiscano 23 milioni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Marzo 2015 16:21 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 16:22
Corte Conti: "Valter Lavitola e Sergio De Gregorio restituiscano 23 milioni"

A sinistra Valter Lavitola, a destra Sergio De Gregorio

NAPOLI – Quasi 24 milioni da restituire allo Stato: tanto dovranno sborsare in solido Valter Lavitola, Sergio De Gregorio e International Press Scarl, la società editrice del quotidiano l’Avanti. A quantificare il danno è stata la Corte dei Conti del Lazio sulla base delle irregolarità accertate dai pm di Napoli Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dell’Avanti all’epoca in cui era diretto da Lavitola. La cifra corrisponde agli importi erogati dallo Stato dal 1997 al 2010 a titolo di contributi per l’editoria.

Per i giudici contabili Lavitola e l’ex senatore De Gregorio sarebbero responsabili di una serie di illeciti. I fondi, secondo i giudici, furono corrisposti sulla base di dati falsi riguardanti i bilanci, le scritture contabili, i costi dell’attività di produzione, i dati relativi alla diffusione e alla vendita. La cifra esatta di cui si chiede la restituzione alla Presidenza del Consiglio- Dipartimento per l’informazione e l’editoria, ammonta a 23.879.502 euro ”oltre alla rivalutazione monetaria”.

Ultima tegola per Lavitola, già in carcere a Poggioreale per scontare sei anni e sei mesi anni di reclusione dopo il patteggiamento per gli stessi finanziamenti all’editoria (3 anni e 8 mesi) e la tentata estorsione a Berlusconi (2 anni e 8 mesi). Lo scorso dicembre il Tribunale di Napoli lo aveva condannato ad ulteriori 3 anni di carcere per tentata estorsione ai vertici di Impregilo. I fatti risalivano all’epoca in cui il colosso delle costruzioni era impegnato a Panama nei lavori per il raddoppio del canale e puntava all’appalto della metropolitana, poi assegnato a un’impresa brasiliana.

Venti mesi invece a De Gregorio che aveva chiesto il patteggiamento dopo aver confessato di aver accettato due milioni da Silvio Berlusconi per la presunta compravendita dei senatori all’origine, secondo l’accusa, della caduta del governo Prodi. Grazie alla sua confessione il 9 maggio 2013 la Procura di Napoli chiese e ottenne il rinvio a processo per Berlusconi, tuttora in attesa di giudizio.