Costa Concordia, primo ufficiale Ciro Ambrosio: “Fu Schettino a cambiare rotta”

Pubblicato il 12 Gennaio 2013 9:17 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2013 9:18
La Costa Concordia (LaPresse)

La Costa Concordia (LaPresse)

ISOLA DEL GIGLIO (GROSSETO) – ”La rotta” della Costa Concordia ”da Civitavecchia al Giglio è stata rispettata fin quando ho avuto il comando; quando poi Schettino ha preso il comando, la rotta è cambiata”: lo dice il primo ufficiale di coperta, Ciro Ambrosio, ricordando al Tgcom24 il naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012, un anno fa. Ambrosio è  accusato di concorso in omicidio plurimo colposo e naufragio. ”Ho chiamato Schettino in plancia – prosegue – Verso le 21.25-30 è arrivato sul ponte e mi ha ordinato di mettere il timone a mano.

Quando è salito ha disattivato il sistema di navigazione integrata e ha impostato il timone a mano. Ha preso il timone alle 21.39, cioè sei minuti e 40 secondi prima dell’impatto. C’era tutto il tempo per cambiare rotta, ho cercato di dargli delle indicazioni”. ”Schettino – dice ancora Ambrosio – è stato avvisato sei miglia prima del punto di accostata al Giglio e mi ha chiesto di ritardare l’arrivo all’isola perché era a cena. Per poter ritardare ho diminuito la velocità e mi sono portato da 16.2 a 15.2 nodi”.

”Il comandante ha deciso di aumentare la velocità in prossimità dell’isola. Quando si è bloccato tutto, la nave è andata avanti per inerzia verso gli scogli”. Dopo l’impatto, il naufragio. ”Ho cercato di fare il possibile per salvare i passeggeri, non ho mai abbandonato la nave – afferma Ambrosio – Ho assistito a scene terribili in cui i passeggeri cercavano di salire sulle lance. Ho ammainato le scialuppe senza l’ordine di abbandono della nave che ancora non era stato dato. Vedevo i bracci delle scialuppe flettere tanto, quindi ho deciso di ammainare le lance in acqua. Ho cercato di raggruppare i passeggeri e con l’aiuto di altre persone e del comandante in seconda abbiamo ammainato circa sei zattere aiutando il maggior numero di persone”.

Ancora Ambrosio ricorda: ”Ho lasciato la nave quando io e il comandante in seconda Cristinis avevamo l’acqua alle ginocchia. Siamo scivolati in acqua, avevo il giubbotto salvagente ma l’ho dato ad un passeggero. Poi ho accompagnato i passeggeri allo scoglio più vicino, in acqua c’era una trentina di persone. Il comandante Schettino era lì sullo scoglio, asciutto, al telefono. Sono tornato in acqua, ho recuperato altre quattro persone e poi sono tornato sullo scoglio”. ”Ho avuto paura di aver ammutinato la nave, mettendo in acqua le scialuppe senza l’ordine del comandante”, sottolinea ancora Ambrosio.