Costa Concordia, Gabrielli: “Conviene smantellarla all’estero”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Aprile 2014 11:11 | Ultimo aggiornamento: 17 Aprile 2014 14:39
Costa Concordia, conviene smantellarla all'estero: "Porti italiani troppo cari"

Costa Concordia (Foto LaPresse)

ROMA – “Smantellare la Concordia di Costa Crociere nei porti italiani costa troppo, la Turchia è l’opzione più economica”. Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, ha spiegato alla Commissione Ambiente della Camera la situazione sullo smantellamento della Concordia, che deve essere rimossa dall’Isola del Giglio.

Nonostante nel mese di marzo sembrasse che la Concordia fosse in rotta per Genova per essere smantellata, Gabrielli spiega che la proposta del porto italiano è circa il doppio dei 40 milioni di dollari richiesti dalla Turchia. Una cifra decisamente più conveniente per Costa Crociere, a cui spettano le spese di smantellamento, rispetto ai 200 milioni chiesti da Civitavecchia, spiega Gabrielli:

“Per lo smantellamento del relitto della Concordia allo stato c’è una soluzione italiana e una turca , la Turchia ha presentato l’offerta più conveniente: 40 milioni di dollari. Palermo si è reso non più disponibile, e quindi ne rimangono tre: Civitavecchia è una soluzione assolutamente fuori mercato perché il costo complessivo sarebbe di 200 milioni di dollari contro i 40 milioni di dollari per la Turchia, e il doppio di Piombino e Genova; nel mezzo quindi ci sono queste due ultime soluzioni, tra le quali non c’è molta differenza in termini di costi”.

Oltre al costo, le soluzioni italiane presentano degli inconvenienti tecnici:

“Il porto di Piombino non ha il bacino sufficiente per accogliere le operazioni di smaltimento della Concordia,  e per quello che io so, l’armatore considera questa soluzione problematica, perché meno supportata sul fronte delle tempistiche di smantellamento e sotto il profilo della sicurezza delle operazioni”.

Poi c’è il problema dello spostamento della nave

“dall’Isola del Giglio si raggiunge Piombino in una giornata di navigazione, mentre si arriva a Genova in 5 giorni”. In quest’ultima ipotesi, dunque, “l’unica vera criticità che dovrà essere valutata è il rischio del traino da moltiplicare per cinque”, considerando che “la nave andrebbe a Voltri per un primo smantellamento – ha concluso il prefetto – e poi a Genova per il definitivo”.

Un altro problema che la soluzione turca potrebbe risolvere, dice Gabrielli:

“Noi ci aspettiamo non solo l’indicazione di una soluzione ma una corposa documentazione che illustri i rischi e le problematiche legate a ciascuna delle due soluzioni”.

Tra le proposte più convenienti in realtà c’era l’offerta della Norvegia, che però è “non sostenibile per la distanza”. Gabrielli sottolinea che preferirebbe che a occuparsi della Costa fosse un porto italiano, ma spetta alla società decidere:

E’ vero però che il prezzo lo deve pagare la Costa, che è sempre una società privata, che può andare a gambe all’aria. I costi a carico dell’armatore sono stati fin’ora 1,1 miliardi”.