Manovra salvò la Concordia. Schettino: “Sapevo cosa facevo”. Esperti: “Fortuna”

Pubblicato il 12 settembre 2012 11:54 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2012 12:04
Costa Concordia

(LaPresse)

ROMA – La manovra di avvicinamento alla costa dell’isola del Giglio ha permesso di facilitare i soccorsi per i passeggeri della Costa Concordia. Manovra che Francesco Schettino ha dichiarato di aver fatto secondo una sua scelta precisa. Ma la perizia degli esperti, scrive La Stampa, smentirebbe il comandante: “Le circostanze e non la volontà hanno reso efficace quell’unico ordine”.

Una circostanza fortunata avrebbe portato la nave verso la costa, evitando così che i morti nel naufragio non fossero molti di più delle 32 vite spezzate nella tragedia. La perizia depositata al Tribunale di Grosseto e disposta dal gip Valeria Montesarchio parlerebbe chiaro. La Stampa riporta:

“L’aver messo tutta la barra a dritta…..avrebbe potuto anche comportare che la nave dirigesse verso il largo (alti fondali), con probabili conseguenze peggiori di quanto si è poi verificato nella realtà.Affermare di aver messo la barra a dritta per andare su bassi fondali basandosi su elementi sconosciuti è un errore”.

Che Schettino abbia compiuto un errore durante la manovra dell’inchino i periti ne sono certi, scrive il quotidiano:

“«La causa del sinistro è una manovra estremamente azzardata. La nave è stata portata a navigare su una rotta troppo vicina alla costa, ad elevata velocità e, per di più, in ore notturne». L’allarme Si è già osservato più volte che l’allarme generale venne dato con enorme ritardo, ma fa comunque effetto leggere (in risposta al quesito numero 43): «è di 48 minuti e 19 secondi il tempo trascorso dall’impatto (ore 21.45 e 7 secondi) al distress, ovvero all’emergenza generale (22.33 e 26 secondi)»”.