Costa Concordia: tutte le bugie di Schettino raccontate dagli ufficiali

Pubblicato il 27 Gennaio 2012 13:09 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2012 13:09

Francesco Schettino (Foto LaPresse)

GROSSETO – Cosa è successo in quella plancia di comando? Cosa si sono detti Francesco Schettino e i vertici della Costa durante quella notte? Sono questi i nodi dell’inchiesta del procuratore capo Francesco Verusio che sta indagando sulla notte del naufragio della Costa Concordia. Alcune risposte si trovano negli atti dell’indagine, finiti al tribunale del Riesame di Firenze. Fu Schettino a sottovalutare la situazione e a non tenere conto delle “pressioni” degli ufficiali di coperta al momento dell’incidente e del personale che poi si ritrovò nella cabina di regia, minimizzando la situazione con Roberto Ferrarini, responsabile dell’Unità di crisi della Costa, durante le 17 telefonate di quella notte. Prima del fermo, il comandante della Costa Concordia, intervistato da Tgcom, aveva detto che la colpa di quanto accaduto era dovuta alla carta nautica che non segnalava lo scoglio. Poi ha raccontato al gip e ai quattro pm di aver avuto poche indicazioni da parte del suo staff.

Ma, come riporta Il Corriere della Sera, tredici testimoni diretti di quella notte, che ricoprivano ruoli essenziali nella vita della nave e che sono stati poi sentiti personalmente dal comandante della Capitaneria Gregorio De Falco (quello che invitò Schettino a ritornare a bordo della nave), raccontano un’altra storia. Mario Pellegrini, ufficiale della Concordia, mette a verbale che “io, Bongiovanni e Canessa eravamo concordi di dichiarare lo stato di emergenza generale, ma il comandante pareva non comprendere la gravità della situazione e insisteva a contattare Ferrarini”.

Ferrarini non è stato ancora sentito ma ha mandato una memoria di tre pagine al Senato, spiegando le sue 17 telefonate con Schettino, spiegando che il comandante ha di fatto sottovalutato quei momenti fornendogli informazioni fuorvianti. Soprattutto Ferrarini lascia intendere una cosa: una volta che sarà analizzata la scatola nera della Concordia, vedrete come sono andate le cose. Dice sempre Pellegrini: “Mi hanno riferito che quando Ciro Ambrosio (il vicecomandante indagato) si è accorto di essere troppo vicino alla costa, ha ordinato di virare a dritta. Ma Schettino lo ha sollevato dalle responsabilità ordinando di mantenere la rotta”.

Quella rotta fu decisa solo ed esclusivamente da Schettino, dicono tutti. Da un uomo che ha sì “un’innata arte marinaresca” ma che però “non ha consapevolezza e rispetto dei limiti estremi”, sostiene il primo ufficiale di coperta Mario Iaccarino, che pure racconta di come qualcuno suggerì a Schettino di decretare l’abbandono nave. Lo descrive bene l’ufficiale Alessandro Di Lena: “Tutti noi eravamo convinti di far partire speditamente l’abbandono della nave. Glielo abbiamo chiesto a Schettino che però era al telefono con Ferrarini. E penso che il comandante avrebbe dovuto semplicemente informarlo della situazione in atto, ma era lento nel valutare e non sembrava in grado di gestire la situazione. Ogni volta che l’ufficiale radio chiedeva di dare il may day, Schettino gli ordinava di aspettare”.