Costa Concordia, l’ammiraglio Stefano Tortora: “Ridicolo naufragare così”

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 ottobre 2014 14:05 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2014 14:06
Costa Concordia, l'ammiraglio Stefano Tortora: "Ridicolo naufragare così"

Costa Concordia, l’ammiraglio Stefano Tortora: “Ridicolo naufragare così”

NAPOLI – “Ridicolo naufragare in quelle circostanze” e “con le strumentazioni tecnologiche attuali”. E’ il giudizio lapidario dell’ammiraglio Stefano Tortora sul naufragio della Costa Concordia. Tortora, comandante logistico della marina militare designato dalla Protezione civile per il monitoraggio dei lavori di rimozione del relitto, è intervenuto a Napoli all’inaugurazione di Futuro Remoto a Città della Scienza. Il dibattito di apertura era appunto dedicato al recupero della Costa Concordia. 

Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il naufragio abbia cambiato la percezione della quasi invulnerabilità delle grandi navi da crociera, ha risposto:

“Io sono anche un ingegnere – ha detto l’ammiraglio – faccio parte dei corpi tecnici della Marina e so cosa vuol dire tenere a galla una nave. La vicenda della Concordia ha degli aspetti su cui non entro perché sono oggetto delle indagini e del processo ma sono veramente sconcertanti”.

All’inaugurazione ha partecipato anche Giovanni Ceccarelli, l’ingegnere a cui si deve la paternità dell’idea dei cassoni per far galleggiare il relitto:

“L’idea – ha spiegato – mi venne su un treno fermo a Bologna sotto la neve. La proposi alla Microperi e diventò l’idea italiana, contrapposta a quella del socio americano che insisteva su sistemi già sperimentati ma che non potevano essere replicati su una nave così grande”.

È proprio questo, spiega Ceccarelli, l’insegnamento ai giovani che arriva dal recupero della Concordia:

“La grande bellezza di questo progetto è la multidisciplinarietà, ma anche la dimostrazione che la scuola italiana forma persone con il cervello elastico, mentre altre culture non insegnano la stessa versatilità mentale”.

Tullio Balestra, che ha progettato le altre strutture tranne i cassoni, ha ricordato il momento in cui capirono che il recupero sarebbe riuscito:

“Usavamo – ha detto – le strumentazioni in modo nuovo, abbiamo imparato anche noi tanto. Ma ho capito che ce l’avremmo fatta un mese prima della rotazione del relitto, quando siamo riusciti a installare dei galleggianti sotto la prua della nave. Era un’operazione molto complessa, realizzata quello ho pensato che ce l’avremmo fatta nei tempi stabiliti”.

In chiusura è intervenuto  Mario Scaglioni, che ha lavorato in particolare alla rotazione, ricordando tutto

“lo scetticismo che c’era intorno alle operazioni, soprattutto sulla rotazione che metteva paura anche a noi visto che non conoscevamo le condizioni della parte sommersa, quella appoggiata sulla roccia. Avevamo fatto dei modelli e molte fratture che avevamo previsto c’erano ma non tutte. Abbiamo lavorato bene, cosa che dovrebbe accade sempre ma in Italia non sempre succede”.