Concordia: allarme naufragio bis. Un anno per toglierla ma scivola giù

Pubblicato il 9 Febbraio 2012 8:54 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2012 10:26

La Costa Concordia (foto LaPresse)

ROMA – Il gigante alto 50 metri giace addormentato sul fianco ferito lungo 300. Custodisce indifferente i corpi di una ventina di dispersi. Ogni giorno che passa Concordia si allontana dallo scoglio maledetto. Rischia un altro naufragio: si muove, scivola all’indietro di un millimetro l’ora, ma quando la corrente ne forza la massa inerte anche di dieci volte di più. A largo, a una trentina di metri circa di distanza, il mare si inabissa, un salto di 70 metri. Per gli addetti al recupero della nave ora è una lotta contro il tempo. Tempo inclemente che impedisce o rallenta le operazioni. A 70 metri di profondità ogni tentativo risulterebbe vano. L’Isola del Giglio, il suo straordinario ecosistema verrebbe compromesso per sempre. Una tragedia ambientale.

Che il rischio sia “presente” lo ha confermato anche il ministro dell’Ambiente Clini nell’audizione al Parlamento. Il lasso di tempo di 7-10 mesi per le operazioni di recupero del relitto della Costa Concordia è un ”tempo ottimistico” e da ”prendersi con le molle” ha detto il Capo della protezione civile, Franco Gabrielli in audizione al Senato. Oggi, giovedì 9 febbraio, i sub potrebbero riprendere il lavoro. Anche ieri tutto fermo: faceva troppo freddo e soprattutto le onde superavano il metro e mezzo. Si spera che il miglioramento delle condizioni meteo permetta al pontone della società Neri di uscire in mare. Si tratta di una grossa imbarcazione, una specie di piattaforma semovente in grado di stazionare giusto a ridosso della Concordia e di poter trasportare equipaggiamento e strumentazione. Da lì i sub della Smit and Salvage, la società olandese incaricata della messa in sicurezza del carburante, possono scivolare all’interno della nave.

Mancano ancora da installare tre valvole delle sei totali. Servono da bocchettoni per aspirare il carburante dai tre depositi principali, quelli dove è contenuto il grosso della nafta, circa i due terzi delle 2400 tonnellate complessive. Si sa dove intervenire, non si sa quanto ci vorrà. “Non ho informazioni per dire che sono stati sbagliati i programmi” sul pompaggio del carburante dai serbatoi, ha spiegato Clini: “Abbiamo anche noi molte preoccupazioni sui rinvii, c’è un alone di incertezza che vorremmo superare quanto prima e abbiamo chiesto indicazioni più precise su procedure alternative efficaci anche in condizioni climatiche avverse, anche perché non abbiamo ancora la garanzia che lo scafo non possa essere ancora compromesso”, ha affermato.

Da un punto di vista tecnico la difficoltà che al momento appare insormontabile è che l’installazione delle valvole deve avvenire in un punto complicatissimo, giusto a contatto del fondale di granito. A terra, intanto, mentre va avanti l’accertamento delle responsabilità, non cambia la posizione giudiziaria del comandante Schettino. Si è dichiarato più sereno, perché il Tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari. Non è libero come chiedeva il suo avvocato, ma non è stata nemmeno accolta l’istanza della Procura di Grosseto che ne richiedeva il ritorno in carcere. Anche la Procura, però, si è mostrata soddisfatta, perché il Riesame ha riconosciuto i gravissimi indizi di colpevolezza e l’esigenza conseguente di misure cautelari.