Costa Concordia, testimone: “Schettino rifiutò una barca per risalire a bordo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 gennaio 2014 1:01 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2014 12:28

concordiaGROSSETO – Francesco Schettino rifiutò per due volte di salire su un gommone per tornare vicino alla Costa Concordia durante il naufragio del 13 gennaio 2012. E’ quanto detto sostiene il comandante dei vigili urbani di Grosseto, Roberto Galli, chiamato a testimoniare al processo per la tragedia al largo dell’Isola del Giglio.

”Perché dissi di no al gommone? Perché non mi fidavo, non conoscevo chi me lo stava dicendo. Chi era, perchè avrei dovuto seguirlo? Non sapevo chi fosse. E poi dovevo stare là, a controllare la nave”: con queste parole il comandante Francesco Schettino ha commentato la testimonianza di Galli.

Il comandante dei vigili ha ricordato:

“Raggiunsi lo scoglio dov’era Schettino con altri naufraghi, un centinaio. Gli dissi che l’avrei portato al porto del Giglio per imbarcarsi su un gommone con cui andare sottobordo alla Concordia ed eventualmente potervi risalire. Ma mi disse no, mi rispose che doveva rimanere a controllare la sua nave. Quando gli ho ripetuto l’invito, che sarei stato in grado di portarlo sotto la nave, un secondo ufficiale della Concordia, che era lì con lui, commentò che era una buona idea provare a tornare a bordo. Ancora Schettino ribadì di no, che lui doveva restare lì. Intanto davanti a noi un elicottero della guardia costiera stava evacuando col verricello delle persone, segno che c’era altra gente a bordo”.

“Schettino era asciutto, non gli altri con lui. Mi ricordo che aveva due cellulari, forse uno scarico, allora chiese il mio, ma non glielo prestai, mi serviva per coordinare i soccorsi. Portammo via i passeggeri, con lui rimasero in uno, due ufficiali della nave. Non so con chi parlasse Schettino al telefono, e non ho visto se avesse oggetti con sé”.

Significativa anche la testimonianza di Andrea Bongiovanni, ufficiale di coperta della Costa Concordia, con compiti di “safety trainer”, incaricato, durante il naufragio, delle comunicazioni con le capitanerie di porto:

“Io e il safety manager della nave Martino Pellegrini insistemmo ad alta voce, anche insieme al comandante in seconda Roberto Bosio, per dare l’allarme di emergenza generale. Ma il comandante Schettino ci faceva cenno di aspettare, non dava l’ordine”.

E quel ritardo fu determinante.

“Solo dopo riuscimmo a dare l’allarme, e quando i danni furono chiari il comandante mi guardò negli occhi e mi disse: “La mia carriera è finita”. Ma io gli risposi: “Ora pensiamo all’emergenza, lei stia tranquillo ora””.

Bongiovanni è stato indagato (poi la posizione è stata chiusa con un’oblazione) per non aver correttamente informato le autorità marittime sul disastro in corso la sera del 13 gennaio 2012 al Giglio:

“Dissi via radio quello che mi ordinava di dire Schettino, ho eseguito i suoi ordini”.