Le 14 telefonate che “incastrano” la Costa. Indagati 3 manager e 4 ufficiali

Pubblicato il 23 Febbraio 2012 12:49 | Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2012 14:46

GENOVA – Non più un solo colpevole per la tragedia della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio scorso causando 19 morti e 13 dispersi. La procura di Grosseto ha iscritto nel registro degli indagati altre sette persone, tutti dipendenti della compagnia: quattro ufficiali di bordo e tre responsabili dell’unità di crisi della Costa. Ma se i pm hanno ragione, il peso di 32 morti grava in buona parte anche su Costa. È infatti ormai agli atti che la notte del 13 gennaio le telefonate tra Schettino e Roberto Ferrarini, responsabile della “sala situazione” della società, al quinto piano di piazza Piccapietra, a Genova, furono almeno 14. E di queste ben 9 (21.57; 22.06; 22.21; 22.33; 22.35; 23.11; 23.52; 00.19; 00.39) sono avvenute in quell’intervallo di tempo decisivo tra l’impatto della Concordia con gli scogli (21.42), l’ordine di evacuazione (22.58) e il disordinato abbandono della nave e dei passeggeri ancora a bordo da parte dell’intero quadro ufficiali (23.40).

Se così fosse, in questo forsennato parlarsi la Costa non fu mai né assalita dal dubbio di quanto stesse realmente accadendo. Né ritenne di dover contattare la capitaneria di porto di Livorno. Ferrarini si è difeso sin qui sostenendo di essere stato “ingannato” dal comandante. Ma la sua risulterebbe essere una verità un po’ debole. Non fosse altro perché quella di Schettino non era l’unica voce da bordo che quella notte parlava con Genova. Su un altro telefono, Manfred Ursprunger veniva infatti informato dal commissario di bordo Manrico Giampedroni che “la situazione era critica”.

Ai nuovi iscritti è contestato, a vario il titolo, il concorso nei reati di omicidio plurimo colposo e naufragio, più l’omessa comunicazione dell’incidente alla capitaneria di porto. Per la procura, gli ufficiali indagati sarebbero corresponsabili di aver contribuito all’errata manovra di Schettino di avvicinamento al Giglio, fino all’urto contro lo scoglio de Le Scole. Al personale di terra si contestano, invece, carenze ed omissioni nell’intera gestione dell’emergenza, che gli inquirenti considerano tale fin dalla fase immediatamente successiva all’avaria, e non solo nei momenti dal tardivo allarme, all’evacuazione e ai soccorsi.

La procura di Grosseto ha fatto notificare oggi i nuovi avvisi di garanzia al comandante in seconda della nave, Roberto Bosio, agli ufficiali in plancia Silvia Coronica, Salvatore Ursino, Andrea Bongiovanni. A terra è stato invece coinvolto il vertice dell’unità di crisi che sovrintende alla flotta di Costa spa, e vi risultano indagati Manfred Ursprunger, vicepresidente esecutivo della compagnia nonché responsabile ‘fleet operation’, piu’ Roberto Ferrarini, capo dell’unita’ di crisi, e Paolo Parodi, fleet superintendent della nave.    I carabinieri della polizia giudiziaria hanno recapitato gli avvisi di garanzia a Trieste, Genova, Messina, Ventimiglia.

Per ogni nuovo indagato, la procura avrebbe individuato una sua precisa responsabilità. Il comandante in seconda Roberto Bosio non era in plancia durante lo scontro con gli scogli, ma per la procura vi si recò pochi minuti dopo e affiancò Schettino per tutte le fasi successive. Silvia Coronica e Salvatore Ursino – come peraltro il già indagato Ciro Ambrosio – sono ufficiali che, sempre per i pm, assecondarono le manovre di Schettino verso il Giglio, fino alla rotta calcolata male, sia in ordine alla distanza dagli scogli, sia per la velocità tenuta dalla nave. Andrea Bongiovanni è l’ufficiale che tiene le prime comunicazioni con la capitaneria di porto e riporta che a bordo ”c’è un black out”, senza dire delle gravi avarie.

Inoltre, emerge che tutte le comunicazioni fra i tre indagati di ‘terra’ di Costa spa e l’equipaggio a bordo – tra cui numerose telefonate fra Ferrarini e Schettino – sono al vaglio degli inquirenti rispetto ai modi con cui venne gestita l’emergenza e come ‘dalla base’ della compagnia, l’unita’ di crisi acquisi’ informazioni su cosa effettivamente avveniva sulla nave.

L’individuazione dei nuovi indagati scaturisce da un lungo confronto tra i magistrati inquirenti, durato alcuni giorni, sulle testimonianze raccolte. Una “discussione” che si è rivelata capace di imprimere all’inchiesta un nuovo impulso rispetto alle prime intenzioni. Inizialmente, in procura ipotizzavano un numero di due, massimo tre nuove iscrizioni, e, sembra, solo relativamente al personale dell’unita’ di crisi. Ma poi i pm hanno deciso di coinvolgere anche parte degli ufficiali di bordo presenti in plancia accanto a Schettino quando la nave è andata a urtare contro gli scogli. Ufficiali che c’erano anche quando, per lungo tempo – anche rispetto alla gravità dell’avaria – non furono dati né l’allarme generale né l’ordine di abbandono della nave.