Covid porta meno figli: nel 2021 scenderemo sotto le 400 mila nascite

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Settembre 2020 10:08 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2020 10:08
Covid porta meno figli

Covid e figli, nel 2021 scenderemo sotto le 400 mila nascite (Ansa)

Al declino, o alla recessione demografica, fenomeno ormai strutturale in Italia, deve essere aggiunto un calo legato agli effetti della pandemia.

Covid porta meno figli, in un Paese già vecchio, con una media di 33 over 65 ogni cento italiani al lavoro. Le previsioni per il 2021 sono nefaste.

Covid porta meno figli: nel 2021 sotto le 400 mila nascite

Secondo il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo potremmo scendere sotto le 400 mila nascite.

In Italia “abbiamo una tendenza che dura dal 2009, con un calo di circa un quarto delle nascite da allora.

Già gennaio 2020, prima della pandemia, ha un calo dell’1,5% rispetto a un anno prima. Vedremo dai dati di dicembre quanto la paura avrà inciso, a partire da marzo”, spiega Blangiardo nell’intervista concessa a Federico Fubini del Corriere della Sera.

Fare previsioni “è difficile, ma temo che nel 2021 potremmo scendere sotto le 400 mila nascite”, aggiunge.

Il calo delle nascite che sta colpendo il paese dal 2015 è pari a quello del 1917-18, alla fine della Prima guerra mondiale. Nel 2018 sono nati 439 mila bambini.

Welfare: oggi 33 over 65 ogni cento italiani al lavoro

In Italia c’è soprattutto un effetto strutturale: “I nati all’apice del baby boom oggi hanno 56 anni. Le generazioni in età riproduttiva saranno sempre più ristrette”.

La questione è problematica per il welfare: oggi “abbiamo 33 ultra sessantacinquenni ogni cento soggetti in età attiva.

Tra trenta o quarant’anni questo numero raddoppia, dunque raddoppia anche la fetta delle pensioni in proporzione al prodotto interno lordo”.

Effetto Covid, le simulazioni

L’effetto Covid “dovrebbe produrre certo un numero di decessi drammatico, ma non enorme nel confronto storico”.

Stando a delle simulazioni fatte con diversi scenari “si va dai 40 mila morti in più rispetto al 2019 agli 80 mila, ma in quest’ ultimo caso solo con una seconda ondata che aumenti del 50% il rischio di morte per gli anziani”.

All’Istat con l’Istituto Superiore di Sanità e alcune università, si sta creando “un sistema di monitoraggio per identificare in fretta i focolai e segnalarli”.

I dati dell’occupazione durante la pandemia dicono che sono sempre i giovani a pagare. “Sono le fasce meno protette, che si fanno carico di tutta la flessibilità”.

Servirebbero “regole un po’ più adatte non a licenziare o a sfruttare, ma a dare a ciascuno la possibilità di trovare il posto giusto”, conclude. (fonti Corriere della Sera e Ansa)