Crac Parmalat: "Le istituzioni non hanno controllato"

Pubblicato il 17 Ottobre 2011 17:08 | Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2011 17:18

ROMA – Nella vicenda che ha portato al crac della Parmalat c'e' stata una ''clamorosa disattenzione dei controlli istituzionali'', insieme ovviamente alla responsabilita' del proprietario del gruppo alimentare, Calisto Tanzi, dei dipendenti che lo hanno spalleggiato e dei consulenti e revisori dei conti. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 37370 (62 pagine depositate oggi), che ha confermato la colpevolezza nel crac dei manager Luciano Del Soldato e Gian Paolo Zini e del revisore dei conti Maurizio Bianchi.

Con questa decisione (l'udienza si e' svolta lo scorso 7 giugno) la Suprema corte ha confermato la condanna per Zini, riducendola di tre mesi e 10 giorni solo per quanto riguarda la prescrizione del reato di calunnia e lasciandogli dunque circa cinque anni e 10 mesi di pena; per Del Soldato e' stata interamente confermata la condanna a sei anni, tre mesi e 22 giorni; stessa cosa per Maurizio Bianchi, condannato alla pena piu' alta, pari a sette anni e quattro mesi. In pratica, la Cassazione ha convalidato quasi interamente il verdetto emesso dalla corte d'appello di Bologna il 24 marzo 2010.

Per quanto riguarda la posizione di Bianchi, i supremi giudici hanno ritenuto giusto che gli sia stata inflitta la pena maggiore per la ''sorprendente commistione di ruoli'' che ha ricoperto, in quanto dopo aver ''dismesso le vesti di controllore'' ha iniziato a fare ''da suggeritore delle piu' accorte strategie fraudolente che sarebbero valse ad eludere le verifiche dei nuovi controllori, alla scadenza 'ex lege' del mandato della societa' di revisione di cui era partner''.

In pratica, Bianchi aveva certificato i bilanci del gruppo di Correggio come unico revisore dal 1994 al 2002 per conto della 'Hodgson Landau Brand' (Grant Thornton). Dal 2003 in poi, revisore dei conti di Parmalat fu nominata la Deloitte&Touche, che rilevo' – ricorda la Cassazione – le anomalie del sistema Parmalat.

Sempre con riferimento alla responsabilita' di Bianchi, i supremi giudici osservano che ''per eterogenesi dei fini, la funzione di controllo, tradendo le ragioni di garanzia ad essa sottese, divenne forma di compartecipazione delittuosa''.