Crac Valleverde, ai domiciliari Armando Arcangeli e ex dg

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2015 15:40 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2015 15:40
Crac Valleverde, ai domiciliari Armando Arcangeli e ex dg

Kevin Costner testimonial di un vecchio spot Valleverde

BRESCIA – Armando Arcangeli, fondatore della Valleverde, è agli arresti domiciliari nell’ambito della operazione ‘Broken shoes’ del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Rimini che ha portato anche al sequestro di beni per 19 milioni di euro.

Per la Guardia di Finanza Valleverde si sarebbe appropriato indebitamente di 9 milioni di euro. Ai domiciliari anche l’ex direttore generale Valleverde, un consulente finanziario e imprenditori bresciani. Sequestri di denaro e società anche S.Marino, Milano, Brescia e Mantova.

Il provvedimento rappresenta l’atto conclusivo delle indagini scaturite dal fallimento dell’industria calzaturiera. Si tratta, come riporta il Corriere della Sera, di indagini che erano partite già nel 2013. Spiega infatti il Corriere della Sera:

Motivo: il fallimento della Spes spa e della Valleverde Srl di Coriano, Rimini, per la quale è stato dichiarato il fallimento dopo la revoca del concordato preventivo. Secondo i finanzieri, attraverso un intreccio societario e l’utilizzo strumentale di un concordato preventivo nella pratica fittizio sono stati sottratti all’azienda almeno 9 milioni di euro.

La Spes spa era infatti la società in cui si era trasformata cambiando nome e ragione sociale la Valleverde spa di Arcangeli, indebitata per 45 milioni, e che avrebbe dovuto traghettare lo storico calzaturificio di Rimini verso il concordato preventivo. I debiti contratti dalla Spes per far fronte all’affitto d’azienda, alla gestione del calzaturificio da 130 dipendenti e alla produzione sarebbero dovuti essere pagati dalla newco Valleverde srl, costituita ad hoc. I soldi non sono arrivati e la Spes ha fatto crac il 6 giugno 2013: per la Finanza era tutto programmato tanto che una denuncia di truffa della nuova gestione contro la vecchia, accusata di aver fatto sparire parte del magazzino, era stata considerata «artificiosa»