Cremona, capotreno preso a calci e pugni dal papà del ragazzo disabile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 maggio 2018 11:01 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2018 12:22
Capotreno aggredito a Cremona a calci e pugni

Cremona, capotreno preso a calci e pugni dal papà del ragazzo disabile

CREMONA – Ha chiesto: “Sei tu il capotreno?”. Poi ha iniziato a picchiarlo con calci e pugni, anche mentre l’uomo era ormai caduto a terra sotto i suoi colpi. Solo l’intervento dei passeggeri presenti a bordo ha evitato il peggio e l’uomo, padre di un ragazzo disabile che viaggiava sul treno con la moglie, è stato fermato. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play]   A scatenare la sua furia sarebbe stato il fatto che il capotreno non abbia aiutato la moglie e il figlio disabile a salire sul convoglio.

L’episodio è avvenuto sul treno 2661 proveniente da Milano. Il capotreno è sceso ed è stato raggiunto dall’uomo, che gli ha chiesto se fosse lui il capotreno e non gli ha dato nemmeno il tempo di rispondere, ma lo ha colpito dritto in volto e lo ha steso a calci e pugni. Daniele Rescaglio sul Giorno scrive:

“Pare che l’uomo, un pizzaiolo di origini campane, si fosse arrabbiato con il dipendente Trenord  per qualcosa accaduto sul convoglio dove viaggiavano la moglie e il figlio disabile. Una discussione con la donna in stazione a Milano. Forse perché non aveva ricevuto aiuto al momento di far salire il figlio in carrozza. Il marito non l’ha digerita e si è scagliato con violenza contro il dipendente di Trenord.

La polizia raccolto i primi elementi e le testimonianze di chi si trovava sulla banchina e ha identificato l’aggressore. Solidarietà al capotreno è arrivata prima di tutto dai pendolari che nella pagina Facebook hanno commentato l’accaduto: «Non ci sono giustificazioni per quanto è stato fatto, per l’aggressione a una persona che stava compiendo il proprio lavoro – si legge in un post -. Ci possono essere 1000 ragioni per cui ci si può sentire frustrati da una situazione, ma tra il protestare e l’aggredire c’è la differenza che sta fra civiltà e la barbarie»”.