Dalla “cricca” a Tarantini: a che punto sono le inchieste su appalti e politica

Pubblicato il 18 Novembre 2010 9:59 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2010 9:59

Angelo Balducci

Continuano ad andare avanti i processi che riguardano l’intreccio tra appalti e politica, che coinvolgono imprenditori e amministratori della cosa pubblica, anche di rilievo nazionale. Dalla procura di Roma a quella di Perugia la magistratura continua a lavorare. A che punto sono queste indagini? La situazione la ricostruisce Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

Mokbel

Il processo a carico di Gennaro Mokbel è iniziato il 2 novembre scorso: l’uomo, ex neofascista, è accusato di essere l’anello di congiunzione tra il potere criminale della ’ndrangheta e quello imprenditoriale della telefonia. Secondo i magistrati avrebbe riciclato soldi sporchi anche grazie al traffico di diamanti. Con lui il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, l’ex consigliere di amministrazione Mario Rossetti e gli ex dirigenti Giuseppe Crudele e Bruno Zito. E, per Telecom Italia Sparkle, l’ex amministratore delegato Stefano Mazzitelli, gli ex manager Massimo Comito e Antonio Catanzariti. Ai tempi dell’indagine aveva fatto notizia il nome del senatore senatore Pdl Nicola Di Girolamo (che si è dimesso dal suo incarico). L’uomo ha confessato il proprio ruolo nell’organizzazione e ha patteggiato una pena a cinque anni di carcere.

Finmeccanica

Paradisi fiscali e fondi neri. L’indagine è partita dalle provviste finanziarie di Lorenzo Cola, superconsulente di Finmeccanica finito in carcere perché sospettato di aver riciclato denaro consentendo proprio al gruppo Mokbel di acquisire la società Digint. Ma ora i vertici di Finmeccanica tremano perché Cola ha consegnato in Procura un memoriale e ha accettato di rispondere agli interrogatori.

L’Agcom di Innocenzi

È ancora all’esame del tribunale dei ministri di Roma l’inchiesta sui rapporti tra Silvio Berlusconi e Giancarlo Innocenzi, componente dell’Autorità di controllo sulle comunicazioni. Al centro dell’indagine le telefonate intercettate che svelerebbero le pressioni del premier perché l’autorità garante delle Comunicazioni bloccasse le trasmissioni “sgradite”, soprattutto Annozero di Michele Santoro e Parla con me di Serena Dandini.

I Grandi Eventi

Molto probabile il rinvio a giudizio per la cosiddetta “cricca” dei Grandi Eventi. L’indagine riguarda gli affari del costruttore Diego Anemone, conclusi grazie al suo rapporto con i funzionari pubblici Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola. Tempo fa la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, accusato di corruzione. I pubblici ministeri dovranno decidere se rinnovare l’istanza trasmettendo la documentazione che riguarda i coindagati come aveva chiesto il Parlamento, oppure procedere soltanto nei confronti dell’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, che deve rispondere dello stesso reato nella sua veste di responsabile di Propaganda Fide. Una decisione è attesa anche per l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, per l’ex commissario per i mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi, per l’architetto Angelo Zampolini e per il commercialista Stefano Gazzani. Resta invece all’attenzione dei magistrati fiorentini la posizione di Denis Verdini, il coordinatore del Pdl finito sotto indagine per la gestione del suo Credito cooperativo fiorentino e i rapporti con il patron della società Btp Riccardo Fusi.

Ricostruzione all’Aquila

L’impresa di Riccardo Fusi fa parte del consorzio Federico II e i magistrati stanno verificando se certe conoscenze in ambito politico abbiano pesato nella concessione di alcuni lavori al sodalizio di aziende che prima di unirsi parteciparono a una riunione nell’ufficio a Palazzo Chigi del sottosegretario Gianni Letta. Verdini e Fusi hanno ricevuto un avviso a comparire per abuso d’ufficio.

La sanità pugliese

Tangenti e favori sessuali da parte di Gianpaolo Tarantini, il manager diventato famoso per aver portato ragazze a pagamento nelle residenze di Silvio Berlusconi. E’ questo il fulcro di varie inchieste in Puglia. Secondo i magistrati la strategia di Tarantini era quella di ottenere fondi pubblici da parte di Asl e ospedali con la complicità di direttori sanitari, medici e politici disposti a favorire le sue aziende in cambio di regali, donne e cocaina. Nell’indagine anche l’ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo e gli amministratori locali che lo avrebbero favorito.