“Loculizzati” dalla crisi. “Dormivo al cimitero”, falegname perde lavoro e casa

Pubblicato il 8 ottobre 2012 11:02 | Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2012 11:02
totò cerca casa

Totò finto fantasma trova casa in un cimitero

ROMA – Con la crisi e la penuria di commesse, un falegname di Vercelli è stato costretto a rinunciare al suo appartamento e a trovare alloggi di fortuna, fino a dover dormire qualche notte nei vuoti prefabbricati di un cimitero a Galliate (Novara), nello spazio destinato ai nuovi loculi. Claudio Grassi ha conservato la dignità per raccontare la sua storia a un giornalista de La Stampa. Il momentaccio non gli ha nemmeno tolto la presenza di spirito per inventare un neologismo adatto a questi tempi: “loculizzato”, è questo che la mancanza di lavoro l’ha fatto diventare, funerea metafora per identificare gli spossessati, gli sfrattati del terzo millennio. La cronaca ci offre ogni giorno le testimonianze di repentini scivolamenti verso la proletarizzazione dei ceti medi. Così si esprime la sociologia, di questo parlano le allarmate denunce di istituzioni come la Caritas, spesso l’ultimo rifugio disponibile quando anche i servizi sociali hanno alzato bandiera bianca e le reti protettive minime si sono irrimediabilmente allentate.

Nel suo laboratorio era un ebanista provetto, adesso Claudio Grassi, a cinquant’anni, deve per forza ricominciare da qualche lavoretto improvvisato, utile giusto a racimolare qualche soldo per mangiare. Un amico gli ha trovato una sistemazione meno funerea, senza energia elettrica ma perlomeno non esposta alle intemperie. Lui sogna un piccolo spazio con l’acqua corrente, un posto dove poter appoggiare i suoi strumenti e magari ricominciare daccapo. L’appartamento l’ha dovuto lasciare prima che inevitabile arrivasse lo sfratto: “Non ho voluto arrivare fino allo sfratto, che mi avrebbe creato poi altre difficoltà. Allora mi sono rivolto al Comune, ma mi hanno detto che non avevano abitazioni disponibili e che non potevano fare nulla per me”.

La posizione del loculizzato confina con la morte della speranza, con la rassegnazione, ma non è detta l’ultima. Grassi combatterà fino alla fine per tornare a fare quello che sa, a intagliare il legno, a fabbricare mobili. Per tornare nel cerchio della vita associata dopo aver saggiato la disperazione quotidiana per colpa di un giaciglio indisponibile. Un “equilibrista”, come il titolo dell’utlimo film interpretato da Valerio Mastrandrea dove un normale padre di famiglia paga la sciocchezza di un piccolo tradimento con l’esclusione sociale, lo stigma della povertà, le notti in bianco passate dentro un’utilitaria. “Alla mia età è difficile cambiare, e non ci sono molte opportunità neanche per trovare un impiego, ad esempio, come lavapiatti. Mi adatto, ma non c’è davvero nulla” dice l’equilibrista Grassi. Occorre ripartire, resistere ogni giorno, uscire ostinati dai loculi della non vita.

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