Cucchi, carabinieri: “Caso grave, ma non delegittimare Arma”

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Dicembre 2015 15:03 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2015 15:03
Cucchi, carabinieri: “Caso grave, ma non delegittimare Arma”

Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello Stefano dopo la sentenza della corte d’appello sul processo nell’ottobre 2014 (foto Ansa)

ROMA – Dopo la richiesta di incidente probatorio della Procura di Roma sulla morte di Stefano Cucchi, per la quale sono indagati cinque carabinieri, l’Arma chiede verità e definisce il caso “una vicenda estremamente grave” per la quale “siamo rattristati e commossi”. A dirlo, all’indomani dell’ultima svolta giudiziaria nel caso, è il comandante generale Tullio Del Sette, che chiede però di non delegittimare l’Arma. “Non siamo certo noi a volerla delegittimare. A voler macchiare la sua immagine”, risponde la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi.

Venerdì la Procura di Roma, che sta conducendo l’inchiesta bis, ha chiesto l’incidente probatorio per ottenere dal gip una nuova perizia medico legale sulle lesioni subite da Cucchi dopo l’arresto per droga, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009. “Fu sottoposto ad un violentissimo pestaggio da parte di carabinieri appartenenti al comando stazione di Roma Appia”, si legge nella richiesta dei pm.

Tre militari sono indagati per lesioni personali aggravate e due per falsa testimonianza (nell’ambito delle presunte manovre per nascondere il pestaggio). In una telefonata intercettata un carabiniere avrebbe detto alla moglie che si erano divertiti a pestarlo.

“E’ una vicenda estremamente grave – dice il generale Del Sette -. Grave che alcuni Carabinieri abbiano potuto perdere il controllo e picchiare una persona arrestata secondo legge per aver commesso un reato, che non l’abbiano poi riferito, che alcuni altri abbiano potuto sapere e non lo abbiano segnalato a chi doveva fare e risulta aver fatto le dovute verifiche, se tutto questo sarà accertato”. “Grave il fatto che queste cose possano emergere soltanto a partire da oltre sei anni dopo – prosegue il comandante -, nonostante un processo penale celebrato in tutti i suoi gradi”. “Per questo sono – lo è l’Arma dei Carabinieri, lo sono tutti i Carabinieri – accanto alla Magistratura con forza e convinzione – prosegue Del Sette -, come sempre, per arrivare fino in fondo alla verità”.

E ancora: “E’ gravissimo, inaccettabile per un Carabiniere rendersi responsabile di comportamenti illegittimi e violenti. Siamo rattristati e commossi dalla triste vicenda umana di Stefano Cucchi, prima e dopo quel 15 ottobre 2009, addolorati delle sue sofferenze, della sua morte, quali che siano le cause che abbiano concorso a determinarla, vicini ai suoi familiari. L’accertamento di responsabilità comporterà, se vi sarà, dolore e amarezza, ma nessuna delegittimazione” per l’Arma dei carabinieri, dice il generale.

Risponde Ilaria Cucchi, sorella del geometra morto:

“Nutro enorme rispetto per l’arma dei carabinieri e per i carabinieri tutti. Non siamo certo noi a volerla delegittimare. A voler macchiare la sua immagine. Il valore di tanti carabinieri che operano quotidianamente su tutto il territorio nazionale è indiscutibile. Ma quel che è successo a Stefano ed a noi tutti in questi sei anni deve fare riflettere e molto il generale comandante Del Sette al quale va comunque tutta la nostra stima e rispetto”.