Cucchi, periti di parte: “Dalla frattura lombare, catena di eventi che hanno portato alla morte”

Pubblicato il 10 Aprile 2010 18:35 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2010 18:35

«La frattura lombare L3, oggettivamente di tipo acuto, ha determinato un impegno a livello nervoso-midollare avviandola catena di eventi che ha portato alla morte». Così il professor Vittorio Fineschi, dell’università di Foggia, ha illustrato, insieme con gli altri componenti del pool di periti di parte, Giuseppe Guglielmi e Cristoforo Pomara, gli esiti della perizia di parte civile chiesta dalla famiglia di Stefano Cucchi per indagare sulle cause della morte del geometra romano.

La perizia è stata presentata la mattina del 10 aprile alla Camera dei Deputati dai tre medici alla presenza della sorella di Stefano, Ilaria, del presidente di “A buon diritto” Luigi Manconi, dell’avvocato dei Cucchi, Fabio Anselmo, e di diversi parlamentari, tra cui Rita Bernardini, Guido Melis e Melania Rizzoli.

I tre periti hanno ripercorso le vicende di Stefano Cucchi sulla base, hanno spiegato, di un approfondito studio del materiale radiologico, tac e risonanza magnetica. Dalle risultanze dell’autopsia emerge concordemente  «un grave quadro da traumi contusivi chiusi» al volto, all’addome e alla colonna, come hanno spiegato gli esperti. In particolare «la frattura alla terza vertebra lombare risulta recentissima, come prova – ha spiegato uno dei medici – l’assenza di callo osseo».

Nel caso di Cucchi, si legge nella sintesi della perizia, il trauma lombare «esercita un significativo effetto sulla funzione nervosa vagale che si estrinseca in maniera subdola a seguito del danno traumatico. È infatti dimostrato – prosegue il testo – che i pazienti con lesioni midollari che interessano le prime vertebre lombari presentano un alto rischio di disfunzione cardiaca».

Cucchi, all’accesso il 17 ottobre all’ospedale Pertini, presentava un battito cardiaco di 49 battiti al minuto, a fronte di un battito normale di 60-90 battiti al minuto.