Cucchi, incidente probatorio: “Fu pestato dai carabinieri”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2015 21:43 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2015 21:43
Cucchi, incidente probatorio: "Fu pestato dai carabinieri"

Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello Stefano dopo la sentenza della corte d’appello sul processo nell’ottobre 2014 (foto Ansa)

ROMA – Stefano Cucchi fu pestato dai carabinieri e ci fu una strategia scientifica per ostacolare la ricostruzione dei fatti. Un ‘macigno’, quello posto dalla procura di Roma in una richiesta di incidente probatorio che ha un unico ma fondamentale scopo: rivalutare l’intero quadro di lesività sul corpo del geometra romano, morto in ospedale nell’ottobre 2009 una settimana dopo il suo arresto per droga, anche al fine di stabilire la sussistenza o meno di un nesso di causalità tra le lesioni subite a seguito del pestaggio e la sua morte.

Tutto ciò arriva dopo una sentenza che ha visto assolti in appello tre agenti della penitenziaria, tre infermieri e sei medici, e l’apertura di una ‘inchiesta bis’ che vede indagati cinque carabinieri, tre per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità e due per falsa testimonianza (uno di questi ultimo anche di false informazioni al pm); ma arriva soprattutto a quattro giorni dal pronunciamento della Cassazione sulla prima inchiesta e le assoluzioni. “Nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2009 Stefano Cucchi fu sottoposto a un violentissimo pestaggio da parte di Carabinieri appartenenti al comando stazione di Roma Appia”, scrive la procura nella richiesta di incidente probatorio per chiedere al gip di disporre una nuova perizia medico legale (decine i medici che si sono interessati processualmente della vicenda); soprattutto alla luce di una consulenza di un radiologo che ha trovato i segni di una frattura lombare ‘recente’ sul corpo di Cucchi.

Ma quando avvenne questo pestaggio? Per la procura “in un arco temporale certamente successivo alla perquisizione domiciliare eseguita presso l’abitazione dei genitori (quando Stefano stava ancora bene, come riferito dai genitori) e precedente al momento in cui l’arrestato fu tradotto presso il comando stazione carabinieri di Roma Tor Sapienza”. E poi, riguardo ai motivi che fecero scaturire l’azione dei carabinieri, la procura scrive che “il pestaggio fu originato da una condotta di resistenza posta in essere dall’arrestato al momento del fotosegnalamento presso i locali della compagnia carabinieri Roma Casilina, subito dopo la perquisizione domiciliare”. ‘Scientifica’ viene indicata la strategia orchestrata per “ostacolare l’esatta ricostruzione dei fatti e l’identificazione dei responsabili” dell’aggressione.

In tutto questo s’inseriscono poi le dichiarazioni di un detenuto che “non appena vide il viso tumefatto e gonfio di Stefano – scrivono i pm – gli chiese chi lo avesse ridotto in quelle condizioni”, e “Cucchi rispose che era stato picchiato da due carabinieri in borghese, mentre un terzo carabiniere, in divisa, diceva agli altri di smetterla”, e una intercettazione dell’ex moglie di uno degli indagati che dice: “Non ti preoccupare? che poco alla volta ci arriveranno perché tu come mi hai raccontato a me? lo hai raccontato a tanta gente quello che hai fatto? Hai raccontato la perquisizione? hai raccontato di quanto vi eravate divertiti a picchiare quel drogato di merda”.

“Ora finalmente stiamo correndo a grandi passi verso la verità – commenta soddisfatto l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi – Adesso abbiamo tutte le possibilità concrete di dimostrare ciò che è ovvio per tutti: se Stefano non fosse stato violentemente pestato non sarebbe morto. Di omicidio si dovrà interessare questo processo”.