Cucchi, un carabiniere al processo: “Quando fu arrestato stava bene”

Pubblicato il 28 Aprile 2011 12:47 | Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2011 14:19

Stefano Cucchi

ROMA – Quando Stefano Cucchi il 15 ottobre 2009 fu arrestato per droga ”stava bene, era tranquillo, spiritoso; aveva le occhiaie e i tratti di un tossicodipendente”.

Sono le parole del maresciallo Roberto Mandolini, che, in servizio alla stazione dei carabinieri di Roma Appia, quella notte compilo’ gli atti dell’arresto del 31enne poi morto sei giorni dopo nell’ospedale Pertini. ”Cucchi – ha detto Mandolini – lo trovammo nei pressi dell’Appio Claudio mentre stava cedendo sostanza stupefacente. Avevamo avuto una relazione confidenziale che ci aveva indicato come nei pressi della chiesa di San Policarpo c’era dello spaccio”.

Quando Cucchi fu arrestato, ha aggiunto, ”era tranquillo, spiritoso; l’unica sua preoccupazione era per la reazione che avrebbe avuto la famiglia per la sua cattura. Disse che non stava molto bene con il fegato, forse che era epilettico, ma parlo’ soprattutto della sua tossicodipendenza”. Non disponendo alla caserma della stazione Appia delle camere di sicurezza, il giovane, verso le tre di notte, fu portato al comando di Tor Sapienza, in attesa del trasporto il giorno dopo per l’udienza di convalida in tribunale.

Quando fu arrestato, Cucchi ”non indico’ una dimora fissa – ha aggiunto il maresciallo Mandolini – Disse di abitare saltuariamente da qualche amico e ogni tanto anche a casa dei genitori. Andammo a fare una perquisizione nella casa di famiglia che diede esito negativo”. Poi, quando nel cuore della notte, fu portato nella caserma di Tor Sapienza, ”era stanco dopo la perquisizione, non volle mangiare ma solo bere, voleva andare a riposare; niente di strano o di diverso nelle sue condizioni rispetto al momento dell’arresto”.

Con la convocazione dei primi testimoni – otto carabinieri – è iniziata la prima udienza dibattimentale del processo che si occuperà della vicenda relativa alla morte di Stefano Cucchi, il romano di 31 anni fermato dai carabinieri per droga il 15 ottobre 2009 al Parco degli Acquedotti di Roma, e morto il successivo 22 mattina nella struttura di medicina protetta dell’ospedale ‘Sandro Pertini’.

Davanti alla III Corte d’assise di Roma, presieduta da Evelina Canale, sono dodici le persone imputate. Si tratta di sei medici che ebbero in cura il giovane (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), tre infermieri (Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe) e tre guardie carcerarie (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici). A seconda delle specifiche posizioni processuali, i reati contestati sono: lesioni e abuso di autorità favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d’ufficio e falsita’ ideologica. I testimoni citati dai pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy per l’udienza di oggi sono otto carabinieri che il 15 ottobre 2009 effettuarono l’arresto di Cucchi per detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio