Cuore si ferma, pacemaker non funziona: 1mln€ a paziente in coma da 4 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Marzo 2015 13:26 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 13:26
Cuore si ferma, pacemaker non funziona: 1mln€ a paziente in coma da 4 anni

Un pacemaker della St.Jude

MILANO – A ottobre 2010 il cuore di Maria si fermò: a salvarle la vita sarebbe dovuto intervenire il pacemaker, impiantatole nel petto due anni prima, ma qualcosa andò storto. L’apparecchio non funzionò e Maria, infermiera 42enne di San Donato Milanese, finì in coma vegetativo. Per questo la società distributrice dell’aggeggio, ritenuto difettoso, è stata condannata insieme a due ex manager a sborsare oltre un milione di euro di risarcimento danni per lesioni colpose gravissime. Soldi che probabilmente Maria non verdrà mai, dal momento che da 4 anni è attaccata a un respiratore con danni cerebrali permanenti.

Il pacemaker-defibrillatore è distribuito dalla St.Jude Medical Italia, ma prodotto negli Usa: secondo l’accusa non avrebbe fatto il suo dovere al momento dell’emergenza non avendo dato la scarica elettrica in grado di far ripartire il cuore malandato di Maria. A riattivare il battito furono poi i sanitari del 118, ma non lo stesso fu per il suo cervello, rimasto per troppo tempo senza afflusso sanguigno.

Secondo l’accusa la colpa sarebbe del software del pacemaker che non fu aggiornato nonostante a gennaio 2008 la casa madre inviò alla Fda (Food and drug administration), l’organo di vigilanza Usa, una segnalazione di allarme mai recepita in Italia dai ministeri della Salute e dello Sviluppo economico.

La St. Jude che ha già annunciato il ricorso in appello, ha sempre sostenuto che invece il pacemaker funzionò e che fu pure aggiornato, ma le condizioni di salute di Maria erano troppo gravi per sopravvivere ancora a lungo. In primo grado il Tribunale di Milano ha condannato i protagonisti a 2.000 euro di multa ciascuno e a risarcire le parti civile costituitesi a processo come segue: 476 mila euro a Maria, 100 mila euro ciascuno al marito e ai loro tre figli e 41 mila in tutto ai tre fratelli e alla suocera.