Cronaca Italia

Norma Maria Moreira Da Silva uccisa a Roma. Era già stata violentata, il killer ha confessato

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Norma Maria Moreira Da Silva uccisa a Roma. Era già stata violentata, il killer ha confessato

ROMA – Il corpo di Norma Maria Moreira Da Silva è stato trovato privo di vestiti e con la testa fracassata nel sottopasso di Porta Pia, vicino a Piazza della Croce Rossa a Roma, la mattina di lunedì 13 novembre. Norma, clochard brasiliana di 49 anni, viveva da tempo in strada e in passato era stata vittima di violenza. Questa volta però il suoi aggressore non solo l’ha spogliata e picchiata, ma anche uccisa, lasciandola sull’asfalto col volto insanguinato. Un uomo è stato fermato per l’omicidio: si tratta di un clochard italiano di 55 anni, Aldobrando P., che avrebbe disturbi mentali e che avrebbe confessato il delitto, salvo poi ritrattare.

Michela Allegri sul quotidiano Il Messaggero scrive che il presunto killer viveva nel sottopasso vicino Porta Pia come la sua vittima. Proprio durante un sopralluogo della polizia per raccogliere prove dopo il ritrovamento del corpo, l’uomo ha avvicinato gli agenti e ha detto: “Sono stato io”. Aldobrando è stato portato in Questura, dove è stato identificato:

“È clochard per scelta, ha piccoli precedenti per furto, per aver scippato alcuni turisti alla stazione Termini. Per un periodo ha vissuto insieme alla madre a Pietralata, ma poi aveva deciso di dormire per strada. Non è stato arrestato, perché in presenza del legale si è avvalso della facoltà di non rispondere e le prove a suo carico sono ancora troppo poche: quella confessione detta a mezza bocca e poi non confermata, non è utilizzabile dalla procura, perché resa senza garanzie di difesa. Per il cinquantacinquenne, sono quindi scattati l’iscrizione sul registro degli indagati, la fotosegnalazione e, soprattutto, il prelievo del dna, che in queste ore verrà confrontato con i residui di materiale biologico trovati sul corpo della donna. «Dice frasi sconnesse, ha un ritardo mentale, non è detto che sia stato davvero lui», racconta chi lo conosce.

Per il momento, la pm Silvia Santucci, titolare del fascicolo, non contesta la violenza sessuale, anche se tutto fa pensare che la vittima, 49 anni, sia stata stuprata. Quando è stata trovata era svestita: la maglietta bianca alzata fin sopra al collo, i pantaloni sfilati. Il volto irriconoscibile, coperto dal sangue. Gli indumenti accanto al corpo, insieme a una borsa. Nessun documento. È stata un’amica a identificare Norma Maria”.

Il pm che indaga sul caso ha disposto l’autopsia sul corpo di Norma, per stabilire se oltre alla brutale aggressione ci sia stata anche violenza sessuale. Per la clochard non sarebbe stata la prima terribile esperienza, come racconta Francesco Curridori sul Giornale:

“All’inizio non ci volevamo credere, eppure la donna uccisa ieri a Roma è proprio la clochard brasiliana che avevamo intervistato proprio due mesi fa quando siamo andati a raccontare il degrado dei sottopassaggi di Porta Pia. Lì viveva Norma Maria Moreira Da Silva, la 49enne brasiliana che è ieri è stata trovata nuda e con il volto massacrato di botte. La polizia ritiene che la donna abbia subìto una violenza sessuale prima di essere uccisa. Un’esperienza che lei aveva già vissuto sulla sua pelle alla stazione Tuscolana. “Non mi far ricordare quello che è successo”, ci aveva detto inizialmente spiegandoci che aveva ottenuto il permesso di soggiorno dopo essere stata violentata da un algerino e da un tunisino. “È un dolore che non passa mai”, aveva aggiunto con le lacrime agli occhi prima di salutarci e chiederci, a telecamere spente, se potevamo darle un po’ di soldi.

Norma Maria sembrava molto bisognosa d’aiuto dal momento che i lividi sul suo braccio ci avevano fatto pensare che facesse uso di droga. “Sono in Italia da 23 anni ma vivo qui da 4 mesi con i miei fratelli. Fino al 2013 – ci aveva raccontato – lavoravo e avevo il permesso di soggiorno e, poi, più nulla. Ora, per fortuna, mi aiuta una brasiliana che è sposata con un italiano e che ogni tanto mi fa andare a casa sua per lavarmi e mangiare qualcosa altrimenti vado alla Caritas o uso la fontanella per lavarmi”. A nulla, però, sono valsi i tentativi della comunità brasiliana che opera nella Capitale di farla tornare nel suo Paese”.

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