Dalmine, Fabrizio Vitali arrestato per l’omicidio di una giovane nigeriana all’hotel Daina

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 gennaio 2018 7:10 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2018 20:42
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Dalmine, Fabrizio Vitali arrestato per l’omicidio di una giovane nigeriana all’hotel Daina (Foto Ansa)

DALMINE (BERGAMO) – Ha esploso un colpo di pistola alla testa di una nigeriana di 37 anni, che frequentava da circa due anni, uccidendola nella camera di un albergo di Dalmine, il Daina, dove i due avevano trascorso la notte assieme, come spesso facevano. Dopodiché Fabrizio Vitali, 61 anni, ex operaio disoccupato di Bottanuco, ha telefonato al 112 e ha dato l’allarme.

All’albergo sono così arrivati i carabinieri di Dalmine e Treviglio, che lo hanno arrestato dopo averlo immobilizzato e disarmato: alla vista dei militari dell’Arma, infatti, l’uomo ha minacciato di togliersi la vita.

Il delitto è avvenuto sabato mattina attorno alle 10:30 all’interno dell’hotel Daina, situato lungo la trafficata ex statale 525 che porta a Bergamo. Vitali, che non aveva precedenti e che infatti era regolarmente detentore della pistola che ha usato per uccidere la nigeriana, è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione ed è stato portato in carcere.

Nei prossimi giorni verrà interrogato dal giudice per le indagini preliminari. Secondo gli inquirenti il movente sarebbe di natura passionale: la nigeriana, irregolare in Italia e che viveva a Dalmine, faceva infatti la prostituta, ma i due si vedevano con regolarità da ormai due anni, tanto che lui andava in giro a dire che lei era stata la badante dell’anziana madre e in questo modo si sarebbero conosciuti. Dettaglio però smentito dai carabinieri.

Forse Vitali le aveva chiesto di lasciare la strada e forse lei aveva risposto di no, minacciando anzi di interrompere ogni rapporto: questo potrebbe aver spinto l’uomo a raggiungere venerdì sera l’hotel con in tasca la sua pistola e ad ammazzarla con un unico sparo alla testa.

Nel corso della giornata i militari dell’Arma hanno effettuato anche alcune perquisizioni domiciliari. Fabrizio Vitali era celibe e viveva con la sorella, mentre la nigeriana di 37 anni – che non aveva con sé i documenti – viveva con alcuni connazionali a Dalmine. L’autopsia verrà eseguita nei prossimi giorni alla camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove il corpo della donna è stato trasferito al termine degli accertamenti.