Danacol e Pro-activ e il colesterolo va via: mica tanto, mica vero. Multate Danone e Unilever per pubblicità scorretta

di Riccardo Panzetta*
Pubblicato il 3 giugno 2009 15:36 | Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2009 15:36

Condannati dall’Antitrust per «pratiche commerciali scorrette» nella commercializzazione dei prodotti anticolesterolo Danacol e Pro-activ. La Danone e la Unilever sono state multate, rispettivamente di 250 mila e 100 mila euro, per non aver fornito al consumatore le informazioni necessarie per valutare il prodotto, nel suo complesso, e decidere se acquistarlo o meno.

In discussione, dunque, non è la reale efficacia delle bevande, giudicata possibile ma non certa, eventuale e non risolutiva, ma il fatto che i consumatori siano stati indotti a considerarle come l’unica panacea nella lotta senza quartiere al colesterolo.

Per la serie: i prodotti forse almeno un po’ funzionano, ma non sono il mezzo per risolvere il problema. E tutto questo non viene adeguatamente spiegato dagli spot. Che anzi assicurano che il colesterolo…

La Danone ha ricevuto una multa aggiuntiva di 50 mila euro per la campagna “Mese del cuore”. Motivo: si offrivano buoni acquisto senza spiegare che le confezioni omaggio venivano consegnate dopo la compilazione e l’invio di un questionario e dello scontrino.

Sotto accusa anche il Proactiv, la cui promozione è stata collegata ad una campagna di prevenzione svolta dall’associazione «Società Italiana di Cardiologia». Il prodotto ha sponsorizzato visite e controlli gratuiti al cuore per donne over-40 «al fine di creare – spiega l’Antitrust – consapevolezza e allarme sul rischio» presentando la bevanda come «valido coadiuvante nel ridurlo». Il tutto senza mettere in chiaro che l’efficacia era da considerare «parziale e limitata».

I messaggi pubblicitari per Danacol e Pro-Activ, dunque,  sono stati considerati «omissivi e fuorvianti». Ma le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra e giudicano le multe irrisorie e perciò incapaci di rappresentare un valido deterrente. D’altronde molte società – incalzano le associazioni – preferiscono pagare una multa, perchè una pubblicità scorretta può essere molto più redditizia.

*Scuola superiore Giornalismo Luiss