Daniela Poggiali, colleghe dell’infermiera killer: “Vendicativa con i pazienti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 ottobre 2014 13:59 | Ultimo aggiornamento: 13 ottobre 2014 14:02
Daniela Poggiali, le colleghe: "Vendicativa con i pazienti difficili"

Daniela Poggiali, le colleghe: “Vendicativa con i pazienti difficili”

LUGO – Instancabile, euforica, sempre attiva in corsia. Eppure anche umorale, irascibile, vendicativa. Le colleghe di Daniela Poggiali descrivono così l’infermiera arrestata con l’accusa di omicidio.

Un caso contestato, per ora: Rosa Calderoni, morta il 7 aprile scorso nel reparto in cui Daniela era di turno nell’ospedale di Lugo, in Romagna. I sospetti di infermieri e medici c’erano da tempo così quel giorno chiamarono subito i carabinieri e le analisi sul corpo di Rosa Calderoni rilevarono tracce di cloruro di potassio. Una sostanza che uccide e che sparisce dal corpo dopo un paio di giorni. L’accusa di omicidio è quindi relativa al caso della signora Rosa ma gli inquirenti sospettano che i morti siano di più: almeno 38. Morti all’improvviso, casi difficili, malati terminali o persone complesse da gestire.

“Sentivo che l’uomo poteva essere il prescelto per un ulteriore decesso anomalo – ha dichiarato una collega di Daniela al Corriere della Sera -. Intorno alle 15, un’ora dopo che Daniela Poggiali aveva preso servizio, morì. Rimasi di sasso e dissi tra me: “ecco, ci risiamo””.

E poi altre testimonianze, sempre dal Corriere:

“Litigava con le colleghe – racconta Sara Pausini, un’ex collega – prendeva iniziative non condivise, somministrava terapie a pazienti non suoi”. Alla caposala parlava da pari, si offriva per gli straordinari. Monica Pittoto, un’altra collega, racconta che era solita esagerare con i lassativi per mettere in difficoltà le colleghe del turno successivo. Oppure, quando i pazienti erano particolarmente difficili, li imbottiva di tranquillanti. «Ci penso io», diceva quando qualcuno era particolarmente agitato.

Com’era al lavoro? “Instancabile, mai vista che sbuffava, Era sempre stranamente euforica”. Tutti sapevano delle morti sospette, quando la Poggiali era di turno. «Eravamo sconcertate che nessuno facesse nulla» riferisce ancora la Pausini. Eppure la caposala si limitava a dire: «Ho segnalato in direzione» e nessuno si muoveva. Neppure il dottor Giorgio Bevoni. Parlando con la Poggiali di un paziente con il quadro clinico difficile lei disse: «La soluzione c’è: due fiale di potassio». Oggi Bevoni si rammarica: «L’ho presa come una battuta».

Un altro medico, nel trovarla con un sacchetto pieno di medicinali (valore 300 euro), la riprende. Lei risponde: «Mia madre paga le tasse». Fine. Nessuna segnalazione. L’unica a rompere il silenzio è stata Marinella Felloni, una collega. Ha presentato una denuncia perché ha visto la Poggiali rubare. Poco dopo ha trovato sul parabrezza un mazzo di ciclamini con un nastro nero.