Daniele De Santis, pistola toccata da Donatella Baglivo e Ivan La Rosa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Maggio 2014 20:32 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2014 20:33
Daniele De Santis, pistola toccata da Donatella Baglivo e Ivan La Rosa

Daniele De Santis

ROMA (ANSA) – Almeno tre persone hanno toccato la pistola beretta 765, con matricola abrasa, che ha sparato i quattro che hanno ferito tre tifosi napoletani sabato pomeriggio prima dell’inizio della finale di Coppa Italia a Roma. Oltre alle impronte di Daniele De Santis ci sono quelle dei due primi soccorritori dell’ultrà romanista che lo hanno difeso dall’ulteriore pestaggio ad opera dei tifosi napoletani arrivati davanti al Ciak Village con spranghe, lacrimogeni e bombe carta per attuare la loro “vendetta”: Donatella Baglivo ed Ivan La Rosa.

La pistola era fuori dal cancello del Ciak Village vicino a De Santis, steso a terra in una macchia di sangue, con il piede quasi maciullato, che chiedeva aiuto ai due soci del Ciak, Baglivo e La Rosa, che l’ultrà conosce da 5-6 anni. “A parecchia distanza da lui, ha spiegato La Rosa, aiuto regista e compagno di Donatella, c’era la pistola, l’ho presa e l’ho buttata all’interno del cancello”.

L’uomo era convinto di averla messa al sicuro, non aveva considerato che di lì a poco che il gruppo di tifosi napoletani avrebbe sfondato con le spranghe il cancello del Ciak. Soltanto dopo la Baglivo si è accorta che la pistola era all’interno del cortile, accanto ad un’aiuola e a quel punto l’ha presa e l’ha gettata in un cestino della spazzatura temendo che qualcuno potesse utilizzarla e fare “una tragedia”.

I due conviventi per tutta la notte di sabato scorso sono stati ascoltati dalla Digos e assicurano di aver riferito di aver toccato la pistola. Proprio per questo motivo sono stati sottoposti alla prova dello stub. La Rosa esclude che l’ultrà romanista De Santis possa essersi lavato le mani per eliminare tracce da polvere da sparo:

“Era una maschera di sangue, non era in grado di camminare e lo abbiamo trascinato per portarlo al sicuro. E’ una follia un’ipotesi del genere”.

Donatella Baglivo anche oggi sostiene che rifarebbe tutto: difendere per tre volte l’ultrà romanista dall’assalto “di 50/100 uomini armati di bastoni” dalla loro “vendetta”; dal far rotolare quell’omone di 130 chili fino a portarlo dentro al teatro al riparo. Rifarebbe anche quello che gli investigatori hanno considerato un errore: prendere con le mani la pistola e gettarla nel cestino dei rifiuti.

La Baglivo, 68 anni, produttrice, regista ed esperta di montaggio, ha lavorato per la Rai, anche per Mixer, ed ha rappresentato ufficialmente l’Italia al 37/o Festival cinematografico di Cannes. “Rifarei tutto anche per uno sconosciuto”, dice, e non soltanto per quel “bambinone” di De Santis, che spesso ha visto anche ubriaco e sentito quel sabato pomeriggio biascicare: “aiuto, non ho fatto niente mi stanno ammazzando”.

Una cosa che ha molto infastidito i due soccorritori è che i media hanno definito il Ciak Village “un covo di fascisti” e Ivan La Rosa mostra con orgoglio la foto di Che Guevara che campeggia nel suo telefonino. Aria diversa si respira invece al circolo sportivo “Boreale”, dove De Santis faceva il custode e dormiva in un piccolo appartamento con i suoi tre cani. Uomini robusti e con il corpo tatuato non vogliono parlare e si limitano a commentare: “lo stub ha detto finalmente la verità su Daniele”.