Daniele Luttazzi, fustigatore dei costumi, evasore fiscale? Lui: “Gdf sbaglia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Ottobre 2014 16:00 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2014 16:00
Daniele Luttazzi, fustigatore dei costumi, evasore fiscale? Lui: "Gdf sbaglia"

Il post di Luttazzi su Twitter

ROMA – Daniele Luttazzi accusato di evasione fiscale. Il comico si difende su Twitter e sul suo blog: “Questo succede a chi fonda una società seguendo la legge”. L’avvocato del comico, Andrea Parlatore, rincara la dose: “E’ disgustoso”.

Però fa specie che Luttazzi, fustigatore dei costumi, paladino della morale, sia coinvolto in un caso di evasione fiscale. Anche se lui accusa la Guardia di Finanza: “Hanno sbagliato”.

E anzi, accusa chi sta indagando su di lui:

Alla vivace e comprensibile protesta del mio ottimo commercialista, il luogotenente che ha condotto l’indagine ha alzato le mani dicendo: “Ah, ma noi i conti del 2007 non li abbiamo controllati”. Testuali parole. E così mi ritrovo coinvolto in un processo penale che non sarebbe dovuto neppure cominciare.

Nel mirino della Guardia di Finanza una società creata da Luttazzi, che gode di regime fiscale agevolato. Secondo le Fiamme Gialle, Luttazzi avrebbe eluso circa 140mila euro.

Queste le parole di Parlatore:

“È un certo disgusto. Luttazzi, dopo essere stato cacciato da tutti i palinsesti televisivi, è stato costretto a dedicarsi al teatro. Ma senza una società gli enti teatrali, pubblici e privati, non contrattano. È una prassi. L’imposta è agevolata, ma legittima. Non c’è mai stata, da parte di Luttazzi, la volontà di avere uno ‘sconto’ fiscale, si tratta di un equivoco nel quale costantemente si vive nel nostro Paese”

Questo invece il post di Luttazzi, scritto su Twitter e linkato al blog dell’attore:

Nutro da sempre profonda stima per la Guardia di Finanza e la raccomando vivamente a chiunque: perciò considero quello delle Fiamme Gialle di Fiumicino un malaugurato abbaglio. Mi accusano infatti di aver compiuto un’elusione fiscale nel 2012 tramite la mia società. Ma sono arrivati alla denuncia penale conteggiando come “non pagate” tasse che la mia società aveva già pagato nel 2007! Alla vivace e comprensibile protesta del mio ottimo commercialista, il luogotenente che ha condotto l’indagine ha alzato le mani dicendo: “Ah, ma noi i conti del 2007 non li abbiamo controllati.” Testuali parole. E così mi ritrovo coinvolto in un processo penale che non sarebbe dovuto neppure cominciare.

Perché ho fondato la mia società

Non ho fondato la mia società per creare “una scatola vuota con cui eludere le tasse”, come deducono le Fiamme Gialle di Fiumicino, ma perché obbligato dalla legge in materia di spettacolo. Infatti un monologhista può esibirsi in teatro solo se in possesso di un certificato di agibilità, che l’Enpals concede alle società, non al singolo monologhista.

La mia società non era affatto “una scatola vuota”: aveva una sede, dove lavorava una professionista con una ventennale esperienza nel settore della distribuzione, dell’organizzazione e della promozione teatrale. Per sette anni, questa società ha curato l’organizzazione e la promozione dei miei tour teatrali e tutta la contrattualistica relativa ai miei impegni di lavoro.

Non fossero bastate le disposizioni di legge in materia di spettacolo, a cui mi sono attenuto, e le rendicontazioni puntuali dell’attività, sarebbe stato facile accertare che la mia società non era “una scatola vuota”, ma una realtà viva, operante e per me indispensabile: era sufficiente chiedere a uno qualunque dei cento teatri in cui ho lavorato negli ultimi sette anni.

Ma le Fiamme Gialle di Fiumicino non hanno verificato, dando per scontato che la mia società fosse una scatola vuota, come vuole un deprecabile luogo comune sulle società create da attori.

Né la mia società ha eluso le tasse: sia perché, ripeto, le somme che mi vengono contestate furono pagate nel 2007 (cioè cinque anni prima di percepire i pagamenti: le società infatti vanno per competenza, non per cassa), sia perché la mia società non ha mai ripartito gli utili. Dov’è quindi l’elusione fiscale? Non c’è.

Cosa ho imparato da questa vicenda

Non appena un artista costituisce una società di servizi come la legge richiede, da quel momento può essere accusato automaticamente di elusione fiscale (“abuso del diritto”) in base all’assioma che la si è costituita per beneficiare di una tassazione agevolata. In questo modo, con superficialità, viene attuato un vero e proprio abuso dell’abuso di diritto che offende la tua dignità di cittadino rispettoso delle leggi.

Mi difenderò nel processo, come ho sempre fatto, a differenza di un noto statista che poi è finito ai servizi sociali, ma continua a reggere le sorti di questo divertente Paese.

A certi professionisti del mondo dell’informazione e OSINT

Da un fatidico marzo 2001, in cui si scatenò il putiferio dopo una mia celebre intervista, vengo periodicamente molestato dai media con il pretesto di reati che non ho commesso. Il metodo è sempre lo stesso: si impasta una mezza verità con una buona dose di malizia al fine di ottenere il torrone morbido di un titolo che mi dia del disonesto, ben sapendo, dato che si tratta di professionisti, che una mezza verità fa molto più danno di una bugia intera (“Luttazzi plagiatore!” “Luttazzi evasore!”).

So che continuerete finché campo, non ve ne voglio: i tipi come me irritano, e a ciascuno il suo mestiere; ma se usate l’argomento del “moralista che fa la morale agli altri e poi lui invece è un disonesto” mi spaventate. Io non sono né un disonesto, né un moralista. Il mio riferimento è Lenny Bruce, che diceva: “Sono corrotto come il cardinal Spellman, ma è lui che vuol fare il cardinale”. Non vedo l’ora di tornare in tv per mostrare il tatuaggio porno che ho sul petto.