Davide Bifolco, la difesa del carabiniere “Mai puntato la pistola, sono inciampato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 settembre 2014 13:31 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2014 13:31
Davide Bifolco, la difesa del carabiniere "Mai puntato la pistola, sono inciampato"

Davide Bifolco, la difesa del carabiniere “Mai puntato la pistola, sono inciampato”

NAPOLI – “Mai puntato la pistola sono inciampato poi è partito il colpo”: si difende il carabiniere – di cui non si conoscono le generalità – che ha colpito Davide Bifolco, il 17enne ucciso a termine di un’inseguimento nella notte tra giovedì e venerd’ 5 settembre al Rione Traiano di Napoli.

“Ho visto quel ragazzo che tremava, mentre cadeva a terra” racconta il carabiniere, come riporta Repubblica.

“Sono inciampato “, dice. “Perché avevo la pistola con il colpo in canna? Credevo fossero armati. Avevo nella destra la mia arma con il colpo in canna (all’altezza del cordolo dove Davide era caduto e stava rialzandosi, ndr), e con la sinistra cercavo di bloccare il soggetto con il giubbotto rosso che stava per scappare di nuovo (l’amico della vittima, Salvatore Triunfo, ndr ).

“Voglio precisare che io non ho mai puntato la pistola né contro quel giovane, né contro altri presenti”. Lui, ribadisce, inseguiva “il fuggitivo”. E il fuggitivo è l’uomo che non si trova ancora. Quel terzo è, come racconta Repubblica, o sarebbe, “Arturo Equabile ricercato dal febbraio scorso, dopo la violazione degli arresti domiciliari. Il soggetto ci era già sfuggito, poi ci era stato segnalato su uno scooter”.

La gazzella del Radiomobile – scrive Conchita Sannino – continua a girare, fino alle 2.30. “All’altezza del viale Traiano – spiega Marcello al pm vediamo quel ciclomotore con tre persone a bordo. Li inseguiamo, arriviamo fino al senso rotatorio di via Cinthia e quando loro svoltano, io riconosco seduto proprio in mezzo il soggetto: Equabile”. Ed è a quel punto che il carabiniere scorgerebbe anche qualcosa di metallico. “Vedo una sorta di scintillìo, che proviene da qualcosa di metallico, il soggetto ce l’ha nella sinistra”. Poi la corsa dura, “loro cercano di superare il cordolo dello spartitraffico, noi gli stiamo dietro, quando lo scooter perde velocità e si arena noi ormai non riusciamo a fermarci e finiamo per toccarli e farli cadere”. 

Poi gli attimi fatali: mentre il terzo uomo scappa, inseguito dal collega di Marcello, l’appuntato 32enne resta solo con i due: Davide presumibilmente è a terra quasi di fronte al militare, e Triunfo è in piedi pronto a svignarsela. Racconta: “Preciso che in quella circostanza esco dall’auto con la pistola nella destra e il colpo in canna per difendermi. A quel punto, con la mano sinistra trattenevo con la mano sinistra il soggetto che cercava di divincolarsi e con la destra tenevo l’arma. A quel punto sono inciampato sul marciapiede e stando per cadere, ho inavvertitamente fatto esplodere un colpo. Appena mi sono accorto dell’esplosione ho visto l’altro ragazzo che tremava, cadere”. Un lungo respiro. Una vita spezzata, l’altra deviata. “Gli ho tastato il polso, con esito infausto”.