Davide Bifolco, la ricostruzione dell’inseguimento. Il fratello: “È omicidio” FOTO-VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2014 9:08 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2014 9:14
Davide Bifolco (foto Ansa)

Davide Bifolco (foto Ansa)

NAPOLI – Viaggiavano in tre su uno scooter e non si sono fermati all’alt dei carabinieri nel quartiere Traiano di Napoli.

Durante l’inseguimento, uno dei fuggitivi, Davide Bifolco, un ragazzo incensurato di 17 anni (li avrebbe compiuti il 29 settembre prossimo), è stato ucciso da un colpo di pistola da un carabiniere.

Il carabiniere, 22 anni, già ascoltato dal pm, ora è indagato per omicidio colposo.

Questo è tutto quello che di certo si conosce della morte di Davide Bifolco.

In caserma, a Napoli, c’è anche un secondo ragazzo:  il 18enne Salvatore Triunfo, precedenti per reati contro il patrimonio e danneggiamento.

Si cerca invece ancora il terzo uomo: secondo fonti investigative si tratterebbe di un latitante con precedenti per reati contro il patrimonio, evaso dai domiciliari a febbraio scorso.

La versione dei carabinieri.

Secondo quanto riferito dai carabinieri, i tre non si sono fermati all’alt ed è nato un inseguimento che si è concluso su via Cinthia, quando il conducente dello scooter in corsa ha preso un’aiuola perdendo il controllo del mezzo, urtando l’auto dei militari e cadendo a terra.

Dopo l’inseguimento il carabiniere ha accidentalmente esploso un colpo con la pistola d’ordinanza che ha raggiunto il ragazzo di 17 anni.

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La versione dei parenti di Davide Bifolco.

“E’ stato un omicidio, non s’inventassero scuse. E’ stato un omicidio”, dice tra le lacrime nel rione Traiano, Tommaso Bifolco, fratello di Davide. “Non è caduto durante l’inseguimento – aggiunge – è stato speronato e ucciso”.

Il luogo della sparatoria

“Mio fratello è stato colpito al cuore. E dopo, quando lui era a terra, i carabinieri hanno anche avuto il coraggio di ammanettarlo e di mettergli la testa nella terra. Aveva la polvere in bocca, mio fratello”, aggiunge con rabbia Tommaso. “Io mi vergogno di essere un italiano. Ora lo Stato, chi ci chiederà scusa per quello che è successo? – dice Tommaso – Mio fratello era un ragazzo d’oro, mai droga, mai rapine, mai nulla. Non voleva proseguire gli studi e io lo stavo convincendo a fare il mio stesso lavoro, l’ascensorista. Stava facendo solo un giro nel quartiere con il suo motorino, e per questo a Napoli si deve essere uccisi? Qui di morti ne vediamo tanti ma stanotte un intero rione è sceso in strada e sapete perché? Perché non è stato ucciso un camorrista ma un ragazzo innocente”.

Secondo il fratello del ragazzo ucciso, Davide non si è fermato all’alt dei militari “perché guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino”. “La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide – aggiunge – Forse si è spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato davanti alle forze dell’ordine”.

La rabbia in strada.

Durante il sopralluogo per i rilievi, la gente, parenti e amici dei tre in scooter, è scesa in strada. Poi la tensione, gli insulti alle forze dell’ordine e il danneggiamento di due volanti e due gazzelle parcheggiate in strada. Anche per due gazzelle con finestrini infranti. Alle 3.30 la situazione era tornata normale e i residenti rientrati nelle loro abitazioni.

La disperazione del fratello

“Stanotte eravamo a centinaia contro i carabinieri che hanno ucciso Davide – racconta la signora Annalisa – c’erano anche i nostri figli, perché quello che è successo è una vergogna. Loro ci dovrebbero difendere e invece hanno ucciso un ragazzino innocente. Qui, al rione Traiano, i Carabinieri non li vogliamo più”.