Vedova Mattavelli: “Mio marito doveva vivere 9 anni, con Stamina è morto dopo 5”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 gennaio 2014 9:54 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2014 10:27
Davide Vannoni, vedova Mattavelli accusa: "Da me ha voluto 50mila euro in nero"

Davide Vannoni, vedova Mattavelli accusa: “Da me ha voluto 50mila euro in nero” (Foto LaPresse)

TORINO – Umberto Mattavelli ha scoperto di essere malato nel maggio 2007. Una diagnosi di atrofia multisistemica, malattia degenerativa che gli lasciava da vivere 9 anni. Poi la telefonata di Stamina porta la speranza. “Davide Vannoni ha voluto da me 50mila euro in nero promettendo una guarigione certa, invece mio marito è morto“, racconta la vedova Milena. Morto il 12 marzo 2012 a 5 anni dalla diagnosi, col rimpianto di Milena: “Volevo aiutarlo con Stamina, ma forse gli ho accorciato la vita”.

Una cura definita da Vannoni e Mario Andolina sicura e che avrebbe guarito Umberto, racconta Milena a Niccolò Zancan de La Stampa. “Adesso spingiamo avanti i bambini”, diceva Andolina alla vedova spiegando la necessità di fare pressione sull’opinione pubblica: “Vedrai che in questo modo la cosa passa..:”, le diceva.

Ma Umberto è morto. Ed ha pagato 50mila euro in nero alla segretaria di Vannoni. Quando la vedova ha chiesto a Vannoni di smettere di dire che le cure erano gratuite, il presidente della Stamina Foundation le risposte: “Le vostre sono state libere donazioni”. La vedova di Mattavelli accusa ora Stamina di averla truffata e la morte del marito è stata inserita tra le 68 vittime del primo filone d’inchiesta aperto dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello.

Dopo la diagnosi nel 2007, alla famiglia Mattavelli arriva la telefonata del call center della Stamina Foundation, che ha offerto una cura alternativa per questa patologia per cui una cura vera e propria non esiste:

“«Due settimane dopo. Il medico dell’ospedale era stato chiaro: “Purtroppo per questa malattia non esiste una cura vera e propria”. Eravamo disperati. Avrei fatto qualunque cosa. Con mia figlia, abbiamo cercato su internet per capire. La cosa strana è che ci hanno telefonato loro»”.

Partiti subito per Torino, Milena racconta:

“«È lì che ha promesso la guarigione. Umberto ne sarebbe sicuramente uscito. Le cellule intelligenti si sarebbe fermate nella parte del cervello responsabile della malattia»”.

C’era però un prezzo da pagare:

“«Ci hanno messo davanti questo foglio, l’ho tenuto. Prelievo midollo: 2000 euro. Preparazione cellule: 27 mila euro. 8000 euro a iniezione, 2500 euro per la crioconservazione. Ma la verità è che abbiamo pagato molto di più». Quanto, precisamente? «Oltre 50 mila euro»”.

Soldi presi a nero dalla segretaria di Vannoni:

“La stessa di Torino, l’ho rivista a Brescia. Metteva i soldi dentro una busta, nessuna ricevuta”.

La vedova ha raccontato il carotaggio e le infusioni, le dimissioni in fretta e furia e la sensazione che qualcosa non andava, ma la speranza di una guarigione era più forte:

“«Ripeteva in bergamasco: “C’è qualcosa che non quadra, Milena. Quelli lì si stanno approfittando di noi”. Io lo tranquillizzavo: “Vedrai, andrà bene…”»”.

A nome dei Mattavelli c’era una lettera firmata a favore di Stamina, lettera fatta firmare a priori dalla famiglia:

“«Lo so. Vannoni e Andolina ci facevano firmare. Dicevano che era necessario mobilitare l’opinione pubblica. A un certo punto, Andolina mi ha detto: “Adesso spingiamo avanti i bambini. Vedrà che in questo modo la cosa passa…”»”.

La vedova però non ha denunciato subito Vannoni:

“«Mia figlia avrebbe voluto farlo tante volte, ma io pensavo a quei bambini che fanno vedere in Tv. Mi sento male per loro. Per i genitori. Una volta ho chiamato Vannoni dopo una sua intervista: “La smetta di dire che sono cure gratuite”. E lui: “Le vostre sono state libere donazioni”. Ma quali donazioni? Con quale faccia? Siamo stati truffati, mio marito l’aveva capito, questa intervista la devo a Robi»”.

Umberto Mattavelli è morto il 12 marzo 2012, racconta infine la vedova:

“«Secondo i medici, mio marito doveva vivere 9 anni, dalla scoperta della malattia. Invece è morto dopo 5 anni appena. Magari per cercare di aiutarlo a guarire in tutti i modi, io gli ho accorciato la vita»”.

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