Cronaca Italia

Debito da 2 milioni di euro per colpa della moglie: giudice lo azzera

Debito da 2 milioni di euro per colpa della moglie: giudice lo azzera

Debito da 2 milioni di euro per colpa della moglie: giudice lo azzera

PADOVA – Immaginate di avere un conto in banca con oltre 800 mila euro tra fondi e titoli, di andare a vedere il vostro saldo dopo due anni e scoprire che avete un debito da 2 milioni di euro. Questa è la storia di un dirigente d’azienda della provincia di Padova che ha scoperto che la moglie casalinga a sua insaputa aveva continuato a fare operazioni in banca fino a sperperare tutti i loro averi. Investimenti speculativi che sono costati alla donna, oltre al grosso debito, anche la richiesta di separazione da parte del marito, che almeno una soddisfazione l’ha avuta: il giudice ha azzerato il debito, rigettando tutte le richieste di condanna da parte della banca che voleva indietro i soldi.

Lino Lava sul quotidiano Il Gazzettino scrive che tutto è iniziato quando la donna, una casalinga, ha iniziato a gestire il conto in banca familiare mentre il marito, un dirigente d’azienda, era spesso in viaggio per lavoro. La donna in meno di due anni ha effettuato 659 operazioni all’insaputa del marito, fino ad accumulare un debito di oltre 2,4 milioni di euro:

“All’inizio il conto familiare in banca era di oltre 800 mila euro in fondi e in titoli. E in pochi anni si è trasformato in un debito di oltre 2 milioni e 400 mila euro. Insomma, una catastrofe. Quando il marito ha scoperto che in banca aveva solo una montagna di debiti ha chiesto la separazione. E adesso è arrivata anche la sentenza della lunga causa civile con l’istituto di credito. Il giudice ha rigettato tutte le domande di condanna proposte dalla banca e ha annullato completamente il debito causato dall’ex moglie del dirigente d’azienda. Alla fine del 1999 l’istituto di credito aveva assegnato alla casalinga un nuovo funzionario per seguire il portafoglio familiare. E le operazioni di investimento imboccarono subito un’altra strada…”.

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