Delitto Garlasco, Pg Cassazione contro Stasi: “Riaprire il processo”

Pubblicato il 17 Aprile 2013 16:40 | Ultimo aggiornamento: 17 Aprile 2013 20:48
Delitto Garlasco, Pg Cassazione contro Stasi: "Riaprire il processo"

Chiara Poggi (Foto Lapresse)

ROMA  – Il processo per l‘omicidio di Chiara Poggi, studentessa universitaria di Garlasco (Pavia), va riaperto: lo ha chiesto il Sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, Roberto Aniello.

Al termine della requisitoria di oltre un’ora, il Pg ha chiesto l’annullamento con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Appello. Secondo lui nelle sentenze di primo e secondo grado che hanno assolto Alberto Stasi dall’accusa dell’omicidio si ravvisano “evidenti illogicità” e “lacune e incongruenze” e una “sopravvalutazione della prova scientifica”.

L’omicida di Chiara Poggi, è la tesi del Pg, ”doveva conoscere bene non solo la vittima ma anche la sua abitazione, e se questo non conduce necessariamente ad Alberto Stasi, è anche vero che dagli atti non risulta ci fossero molte altre persone sotto Ferragosto a Garlasco e soprattutto che avessero un movente”.

Ora saranno i giudici della Corte Suprema a stabilire se l’impianto delle assoluzioni disposte su Stasi in primo grado e in appello sono valide o meno. Ma intanto oggi in aula il sostituto procuratore generale ha calcato la mano ripercorrendo le tappe fondamentali della vicenda e ripetendo più volte il termine ”illogicità”.

”Se c’è un caso in cui le sentenze di merito palesano illogicità, lacune e incongruenze è proprio questo”, ha detto Aniello, mentre per altri aspetti si ravvisa ”una sopravvalutazione della prova scientifica”.

Il Procuratore, ha poi ricordato che la mattina del delitto Stasi ha fatto diverse telefonate a casa Poggi e in una di queste, effettuata intorno alle 13.26, è ”rimasto in linea 12 secondi, un tempo non brevissimo, di fronte ad una risposta muta, scattata in automatico attraverso il sistema d’allarme dell’abitazione”. Secondo Aniello ”è ragionevole che Stasi sia stato colto dal panico temendo che la vittima si fosse ripresa e quindi sia andato in casa a controllare se Chiara fosse viva o morta”.