Delitto di Perugia: ricorso di Rudy Guede in Cassazione, il 16 dicembre la sentenza

Pubblicato il 15 Dicembre 2010 20:04 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2010 20:15

Rudy Guede ha sempre ammesso di essere stato presente nella casa di via della Pergola mentre Meredith Kercher veniva uccisa. Così come ha negato di avere partecipato al delitto o di averla violentata. ”Mi aspetto di essere assolto dalla Cassazione”, ha detto ai suoi difensori alla vigilia dell’esame del ricorso contro la condanna a 16 anni di reclusione.

Quella che potrebbe essere la prima sentenza definitiva nel caso della studentessa inglese arriverà nella giornata di domani. Guede la attenderà nel carcere di Viterbo dove è detenuto. La Cassazione – alla quale hanno fatto ricorso i difensori del giovane ma non l’accusa – potrà confermare la sentenza di condanna, annullarla assolvendo l’imputato o rinviare il procedimento ai giudici perugini per un nuovo esame.

Guede è stato l’unico dei tre accusati dell’omicidio Kercher a scegliere il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. La condanna a 30 anni del primo grado è stata quindi ridotta a 16 in appello con la concessione delle attenuanti generiche, considerate equivalenti alle aggravanti.

Nella motivazione, la Corte ha comunque sostenuto che Guede ”concorse pienamente” all’omicidio. Un delitto del quale sono accusati anche Raffaele Sollecito e Amanda Knox, condannati in primo grado a 25 e 26 anni di reclusione. Per loro il processo l’appello vivrà sabato prossimo un’udienza cruciale, con la decisione su perizie e nuovi testimoni, ma anche quello che succederà domani è destinato a produrre riflessi.

All’ivoriano la polizia è arrivata dopo avere individuato l’impronta di una mano insanguinata sul cuscino sotto al corpo di Meredith e diverse sue tracce biologiche sulla scena del delitto. Dopo essere stato bloccato di ritorno dalla Germania dove era fuggito, Guede ha sostenuto di avere avuto un approccio sessuale con la studentessa inglese ma di non averla violentata e tanto meno uccisa, spiegando che si trovava in bagno mentre Mez veniva colpita alla gola con un coltello.

Proprio sull’esclusione della violenza sessuale puntano i difensori di Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, i quali nel loro ricorso hanno parlato di ”manifesta illogicità della motivazione della sentenza di secondo grado su questo aspetto. A loro avviso infatti ”non c’è stata, o, quantomeno, non risulta in alcun modo provata”. E per la difesa, venuta meno la violenza sessuale ”è evidente che venga meno anche il movente dell’omicidio”.

Per Biscotti e Gentile, inoltre, ”il giudice di primo grado, e, successivamente, la Corte di assise di appello di Perugia ha ritenuto provata la penale responsabilità dell’imputato sulla base di elementi equivoci, suscettibili di antitetica significazione e contrastanti tra loro”. ”Guede è fiducioso – ha detto oggi l’avvocato Biscotti – pur nella comprensibile tensione del momento. Sa che lotteremo fino in fondo per lui”.