Dell’Utri: “Ho il cancro, dormo con la luce negli occhi, mandatemi a casa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2018 16:24 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2018 16:24
Dell'Utri: "Ho il cancro, dormo con la luce negli occhi, mandatemi a casa"

Dell’Utri: “Ho il cancro, dormo con la luce negli occhi, mandatemi a casa”

ROMA – I legali di Marcello Dell’Utri hanno chiesto con un’istanza al Tribunale di Sorveglianza di verificare se le condizioni in cui è detenuto l’ex senatore di Forza Italia siano compatibili con i diritti umani.

Per i difensori, Simona Filippi e Alessandro De Federicis, il trattamento cui è sottoposto Dell’Utri, condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sta aggravando le condizioni fisiche e psichiche dell’ex senatore di Forza Italia, affetto da cardiopatia, diabete e tumore alla prostata, e ricoverato dal 14 febbraio scorso al Campus Biomedico di Roma, piantonato 24 ore su 24 da due agenti.

Lo scorso 6 febbraio i giudici del Tribunale di Sorveglianza avevano negato la scarcerazione per motivi di salute. In una lettera consegnata ai suoi difensori e depositata oggi in Tribunale, Dell’Utri chiede di pronunciarsi sulla “compatibilità delle attuali condizioni di restrizione, in quanto le stesse non sono più procrastinabili e stanno determinando un evidente degrado delle mie condizioni fisiche e psichiche e pertanto necessita di essere trattata con la massima urgenza. E’ costretto a stare in una stanza in cui non è possibile neanche aprire la finestra e dorme con una luce sempre accesa puntata in faccia” denunciano i difensori dell’ex senatore, che tornerà in carcere a Rebibbia il 20 aprile prossimo al termine del ciclo di radioterapia che sta facendo per il cancro da cui è affetto.

Nei giorni scorsi l’ex senatore di Forza Italia ha presentato una denuncia al Csm contro sei magistrati del Tribunale di Sorveglianza di Roma per violazione disciplinare e chiedendo di valutare il comportamento, a suo parere “superficiale e inerte” assunto dai giudici che hanno deciso in merito alla compatibilità tra il suo stato di salute e la detenzione, provocando, di fatto, un peggioramento delle sue condizioni di salute.