Denise Pipitone, testimone a Storie Italiane: “La donna del video del 2004 è mia zia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Giugno 2021 13:28 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2021 13:28
Denise Pipitone, testimone a Storie Italiane: "La donna del video del 2004 è mia zia"

Denise Pipitone, testimone a Storie Italiane: “La donna del video del 2004 è mia zia”

Sul caso della scomparsa di Denise Pipitone torna ad occuparsi il programma tv Storie Italiane con una testimone che dice: “La donna del video del 2004 è mia zia”. Il riferimento è ai fatti avvenuti il 18 ottobre 2004, poco più di un mese dopo la scomparsa della piccola, quando la guardia giurata Felice Grieco vide a Milano una bambina “somigliante a Denise Pipitone in compagnia di un gruppo di rom”, Quindi girò un breve video e chiamò la polizia.

Denise Pipitone, cosa dice la testimone a Storie Italiane

La ragazza, di nome Mariana, racconta: “Io sono una ragazza adottiva di origini rom. Circa 3 anni fa ho avuto il desiderio di trovare la mia famiglia e nel 2018 sono riuscita a risalire ai miei genitori biologici e sono andata a trovarli a Parigi. Questa donna nel campo . dice riferendosi alla donna del video – era una figura importante. La mattina tutti andavano a chiedere l’elemosina e lei cucinava per tutti, mi rimase impressa perché era una persona che era un punto di riferimento. Che poi quella donna sarebbe anche mia zia“. Non la zia biologica ma la compagna del fratello del padre.

“Non so il nome, dicono che si chiamava Silvana me da me si faceva chiamare Florina. Io con lei ci ho parlato poco, parlava italiano ma con me non ha parlato molto”.

E su Denise Pipitone cosa dice?

“Io non ho mai sentito chiamarla Danas, ma questa ragazza non sapeva la sua età, avrà avuto tra i 17 e i 18 anni. Era molto traumatizzata, parlava pochissimo francese, parlava poco italiano, parlava sinti, ma non parlava quasi mai in realtà e si faceva capire a gesti. Era messa male, ricordo che non aveva i denti, spesso le tremavano le mani. Ricordo che era molto controllata e che non le veniva mai permesso di uscire nel campo rom. Una volta io e la ragazza siamo state sole in camera e lei mi disse che non sapeva chi fosse la sua famiglia biologica e non sapeva la sua identità, mi fece questa confidenza che mi toccò molto perché io vivevo la stessa cosa”.