Vitale, il rapitore del piccolo Di Matteo, è fuori perché “depresso”

Pubblicato il 19 maggio 2010 12:59 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2010 14:54

Salvatore Vitale, il boss di 64 anni  in carcere per il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, poi strangolato e sciolto nell’acido, è stato scarcerato perché depresso.

A rivelarlo è la Stampa, che sottolinea la motivazione del differimento della pena concesso dal magistrato di sorveglianza del carcere di Pavia.

Vitale ha il diabete e soffre di cuore, ma è anche molto depresso. Per questo il suo quadro clinico è considerato incompatibile con la detenzione.

L’uomo è stato condannato all’ergastolo nel febbraio del 2007. Era suo il maneggio in cui il tredicenne Di Matteo venne rapito il 23 novembre del 1993.

Ora il boss è tornato a casa sua, a Palermo. L’unico obbligo che ha è quello di firmare, tre volte alla settimana, il registro di un commissariato. Già una prima volta, durante le indagini, Vitale aveva avuto i domiciliari per motivi di salute. Poi era tornato libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Anche i pentiti che strangolarono Giuseppe Di Matteo sono liberi: Enzo Salvatore Brusca e Giuseppe Monticciolo sono in detenzione domiciliare. Vincenzo Chiodo è finito in cella nel 2008, dopo essere rimasto libero per dodici anni. Stefano Bommarito è affidato in prova ai servizi sociali. Giovanni Brusca, mandante del rapimento, pur essendo ancora detenuto ogni 45 giorni gode di permessi straordinari.