Desiree Mariottini. Chi sono i tre arrestati: dalle borse false all’eroina, i permessi umanitari scaduti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 ottobre 2018 9:14 | Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2018 9:14
Desiree Mariottini. Chi sono i tre arrestati: dalle borse false all'eroina, i permessi umanitari scaduti

Desiree Mariottini. Chi sono i tre arrestati: dalle borse false all’eroina, i permessi umanitari scaduti

ROMA – Irregolari, ai margini, irreperibili per lo Stato italiano e dunque invisibili. Lo stabile abbandonato di via dei Lucani a San Lorenzo era il quartier generale dei tre uomini arrestati per lo stupro di gruppo e l’omicidio di Desiree Mariottini. La ragazza li conosceva, li aveva già frequentati nei giorni precedenti la morte, di questo sono convinti gli inquirenti. 

E poi c’è un teste che dice: “stava con me. Poi è arrivato quel nero che le ha detto ‘vieni con me’. Dopo ne è arrivato un altro”. Dalle parti dello stabile occupato vengono descritti come soggetti pericolosi, “facevano paura a tutti”. Sono gli aguzzini di Desiree: due senegalesi irregolari e un nigeriano col permesso per motivi umanitari scaduto. Mamadou Gara di 26 anni e Brian Minteh di 43, senegalesi e Alinno Chinna, 46 anni, avevano precedenti per spaccio di droga: erano dei pusher, forse i pusher che nelle ultime settimane davano la droga a Desiree.

Gara e Brian erano clandestini, due irregolari senza permesso di soggiorno. Gara, detto Paco, aveva un permesso di soggiorno per richiesta d’asilo scaduto ed aveva ricevuto un provvedimento di espulsione firmato dal prefetto di Roma il 30 ottobre 2017. All’inizio si era fatto le ossa con lo stoccaggio delle borse contraffatte che nel quartiere vengono lavorate dentro i garage o le cantine. L’uomo si era reso irreperibile. Era stato poi rintracciato dal personale delle volanti a Roma il 22 luglio 2018 ed era stato richiesto nulla osta dell’autorità giudiziaria per reati pendenti a suo carico.

Per la banca dati della Questura di Roma risultava irreperibile anche il nigeriano Alinno Chinna, titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari rilasciato da questura di Roma il 14 marzo 2016 e scaduto il 13 marzo 2018. I tre probabilmente spacciavano a San Lorenzo e avevano eletto a base la terra di nessuno di via dei Lucani. Ma in città forse avevano appoggi su cui contare, piccoli giri, ma utili per sparire e stare sott’acqua. Non sono stati fermati a San Lorenzo, ma oltre, verso la periferia sud ed est, sempre in luoghi dove diluirsi è facile.

Uno è stato fermato in uno stabile occupato, l’ex Fabbrica Penicillina, uno slum infernale sulla Tiburtina, uno di quegli edifici che sarò sgomberato a breve, secondo il cronoprogramma stilato ieri in Prefettura alla presenza della sindaca Raggi e di Salvini. Gli altri due sono stati rintracciati, uno vicino al Verano, il cimitero monumentale, dove lungo le mura dimorano disperati, e al Pigneto, altro luogo di movida e spaccio.