Desirée Mariottini, caccia a un italiano: Marco, lo spacciatore di psicofarmaci usati per stordirla

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 ottobre 2018 14:12 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2018 18:52
Desirée Mariottini, caccia a un italiano: Marco, lo spacciatore di psicofarmaci

Desirée Mariottini, caccia a un italiano: Marco, lo spacciatore di psicofarmaci

ROMA – E’ caccia a un italiano per la morte di Desirée Mariottini, la 16enne stuprata e uccisa a Roma, in un palazzo occupato del quartiere San Lorenzo. Dopo il fermo di quattro immigrati irregolari, gli investigatori sarebbero ora sulle tracce di un tale Marco. Sarebbe lui, secondo quanto scrive il quotidiano Il Messaggero, lo spacciatore di psicofarmaci che sarebbero stati usati per stordire la ragazza e abusarne ripetutamente. 

Le avevano assicurato che quel mix di sostanze composto anche di tranquillanti e pasticche non fosse altro che metadone. Lo si legge nell’ordinanza che convalida l’arresto dei primi tre sospettati. Desirée, in crisi di astinenza, sarebbe stata indotta dagli arrestati ad assumere “tali sostanze facendole credere che si trattasse solo di metadone”. Ma la miscela, “rivelatasi mortale” era composta da psicotropi che hanno determinato la perdita “della sua capacità di reazione” consentendo agli indagati di poter mettere in atto lo stupro.

Si attendono inoltre gli esiti degli esami del Dna per stabilire se ci sono anche altre persone responsabili di abusi sessuali. Le risposte degli accertamenti arriveranno nell’arco di qualche settimana. L’indagine quindi potrebbe nelle prossime ore subire una nuova accelerazione e portare all’individuazione di altre persone coinvolte. Al momento per chi indaga erano circa 12 le persone che in quelle ore gravitavano in via dei Lucani. Si tratterebbe per lo più di pusher che utilizzavano i locali fatiscenti dell’immobile come piazza di spaccio. Sempre secondo quanto finora ricostruito dagli inquirenti, Desiree avrebbe passato due giorni in agonia in quella stanza, prima di essere ritrovata all’alba del venerdì dopo una telefonata anonima al 118.

Intanto il gip di Roma ha convalidato gli arresti per i primi tre africani fermati. Nell’ordinanza il giudice parla di una azione criminale portata a termine con ferocia al punto da impedire anche che la ragazzina venisse soccorsa. “Meglio che muore lei che noi in galera”, avrebbero detto i tre, secondo quanto riportato dal gip.

Il giudice scrive che i senegalesi Brian Minteh e Mamadou Gara, il nigeriano Alinno Chima e il ghanese Yusif Galia, “dapprima hanno somministrato alla ragazza il mix di droghe e sostanze, perfettamente consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali per abusarne, poi ne hanno abusato lungamente e ripetutamente, infine l’hanno lasciata abbandonata a se stessa senza adeguati soccorsi, nonostante l’evidente e progressivo peggiorare del suo stato, fino ad impedire ad alcuni dei presenti di chiamare i soccorsi per aiutarla”.

Per il magistrato esiste, inoltre, un “concreto pericolo di recidiva e di fuga”. Il gip afferma che siamo in presenza di “soggetti tutti irregolari sul territorio nazionale rispetto al quale non presentano alcun tipo di legame familiare e lavorativo”. 

Nell’atto istruttorio solo Minteh ha deciso di rispondere alla domande del giudice. “Non sono stato io a uccidere – ha affermato – ma altre persone, posso fornirvi anche i nomi”. Parole dette a fatica, in un francese incerto, ma che potrebbero però allargare il campo dei responsabili. Dal canto suo il nigeriano Chima parlando con il suo difensore, si è professato innocente aggiungendo: “Non mi sarei permesso neanche di sfiorare Desirèe perché si vedeva che era solo una bambina”.