Diego Maradona rischia processo per Befera e Equitalia. Disse: “Mi perseguitano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Gennaio 2015 13:25 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2015 13:26
Diego Maradona rischia processo per Befera e Equitalia. Disse: "Mi perseguitano"

Diego Maradona fa il gesto dell’ombrello al fisco italiano

ROMA – Diego Armando Maradona rischia il processo per diffamazione di Befera ed Equitalia: nel 2012 aveva detto che “i poteri forti” erano contro di lui e che l’allora presidente di Equitalia, Attilio Befera, non voleva incontrarlo nonostante le sue richieste. Equitalia, per conto dell’erario italiano, chiedeva a Maradona circa 40 milioni di euro. L’anno dopo Maradona andò in televisione da Fabio Fazio e fece quello che diventò un celebre gesto dell’ombrello contro il fisco italiano. Maradona nel 2012 affermava di essere vittima di una strumentale persecuzione da parte di Equitalia. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 marzo. Il pm Nicola Maiorano contesta lo stesso reato anche al difensore di Maradona, l’avvocato Angelo Pisani. Secondo il capo di imputazione il “pibe de oro” tra “il maggio e il giugno del 2012” ha reso “una serie di dichiarazioni, tra interventi pubblici e interviste a organi di informazioni, in cui affermava ripetutamente di essere vittima di una strumentale persecuzione da parte di Equitalia sulla base di documentazione falsa e di procedure irregolari che lo aveva portato vicino a gesti irreparabili, come accaduto ad altre persone”. Equitalia si costituirà  parte civile attraverso l’avvocato Emilio Ricci e Antonella Follieri.

La risposta di Maradona, per bocca di Pisani, non si è fatta attendere: “Non esiste alcuna violazione e tanto meno diffamazione: il diritto di difesa è previsto dalla Costituzione”. “Maradona – spiega Pisani – ha solo legittimamente esercitato e nelle sedi competenti il suo diritto di difesa e di denuncia della sua nota innocenza ed estraneità ad addebiti inesistenti”. “Maradona -spiega- è stato vittima mediatica di ingiuste ed infondate pretese pertanto il suo invocare giustizia e respingere addebiti illegittimi è scriminato dal diritto di denuncia”. “A valutare la denuncia non deve essere la Procura di Roma: le dichiarazioni sono apparse su un giornale stampato in altra città”, spiega il legale.