Diploma in 4 anni, al liceo privato funziona: ma la scuola pubblica…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Ottobre 2013 10:54 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2013 11:14
Liceo breve, diploma in 4 anni. Carrozza dice sì, sperimentazione al via

Liceo breve, diploma in 4 anni. Carrozza dice sì, sperimentazione al via

ROMA  – Avere il diploma in 4 anni. Il liceo breve arriva in Italia e ottiene il via libera del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Il primo a sperimentare il liceo breve è l‘istituto San Carlo di Milano e l’obiettivo è allineare i tempi d’ingresso dei ragazzi all’università e nel mondo del lavoro agli altri Paesi europei.

Un obiettivo che, assicura il San Carlo, tiene alto il livello scolastico, complice certo una retta di 9mila euro l’anno pagata dai genitori degli allievi. Un livello alto che forse la scuola pubblica, nella morsa dei tagli tanto da costringere i presidi a dichiarare a rischio l’apertura per il 2013-2014, non potrebbe mantenere.

Per la Carrozza d’altronde il via alla sperimentazione è dovuto, tanto più che già i suoi predecessori Maria Stella Gelmini e Francesco Profumo diedero la “benedizione” alle prime sperimentazioni. Il diploma “anticipato” poi rappresenta un anno guadagnato anche per il ministro Carrozza, che solo un paio di mesi fa dichiarava di non voler più vedere ragazzi di 25 anni che non hanno mai lavorato. E a giugno 2014 arriverà la prima maturità in 4 anni e si vedranno i risultati.

Quel che è certo è che tagliare di un anno il percorso scolastico implica tagliare i programmi secondo l‘Anief, l’Associazione nazionale insegnanti e formatori.  Se fino ad oggi il liceo breve è sperimentato solo dalla scuola privata San Carlo a Milano, il via libera da Trastevere ora è arrivato anche per tutti gli altri istituti, compresi quelli pubblici che da Verona a Brindisi chiedono di poter iniziare la sperimentazione, scrive Federica Cavadini per il Corriere della Sera, che riporta le parole di Marcello Pacifico, presidente dell’Anief:

“«Comprimere il percorso scolastico comporterebbe sul quinquennio la perdita di 40 mila cattedre. E un risparmio di un miliardo e trecento milioni di euro»”.

Molti istituti però chiedono di poter iniziare la sperimentazione e don Aldo Geranzani, rettore del San Carlo, dichiara:

“«L’innovazione non ha impatto sull’organico, né sulle risorse. Nessun taglio, nessuna riduzione, piuttosto un nuovo modo di fare scuola che ci allinea all’Europa»”.

Don Geranzani spiega ancora:

“Al Liceo internazionale del collegio milanese oggi sono iscritti cento studenti: due classi prime, due seconde e una terza. «Il livello è alto, svolgiamo gli stessi programmi dei licei italiani, non quelli delle scuole internazionali — assicura il rettore —, ma il metodo è nuovo»”.

E se al San Carlo la ricca offerta di docenti madrelingua, iPad e lavagne video costa ai genitori rette da 9mila euro l’anno, c’è chi si chiede se questo modello potrebbe funzionare nella scuola pubblica, già ridotta all’osso dai continui tagli:

“Possibile replicare questo modello nella scuola pubblica? «Il metodo è esportabile anche con meno risorse», sostiene don Aldo Geranzani. «Tanti presidi mi hanno già contattato»”.

La domanda però sorge spontanea: la scuola pubblica, con meno fondi, riuscirà a dare un’alta offerta formativa e condensarla senza tagliare programmi e docenti?