Il “diritto” al parcheggio prenotato: le nuove maleducazioni italiane

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 31 Ottobre 2011 14:03 | Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre 2011 14:03

ROMA – E’ sempre più frequente osservare un fenomeno di inurbanità nelle nostre città assediate dalle macchine e dalla penuria di parcheggi: l’occupazione dell’agognato posto, per procura. Sarà capitato anche a voi di scorgere un parcheggio, sulle strisce blu, avvicinarvi e trovare un delegato familiare, la moglie, il bambino, il nonno che presidia il posto auto libero come fosse di sua esclusiva proprietà. L’aggravante, più incivile del gesto in sé, è la sicurezza con la quale si esercita quello che è in tutta evidenza un diritto equivocato, un diritto che non esiste. La città è una jungla, per sopravviverci è necessario combattere, in deroga ad ogni regola di elementare senso civico. Chi tardi arriva male alloggia, e per consentirmi di arrivare primo uso ogni espediente a disposizione. L’altro, il nostro concittadino si arrangi, peggio per lui.

Ma questo comportamento, per il quale si sta diffondendo una sorta di indulgenza plenaria, una specie di generale impunità, non solo non è ammesso, ma talvolta si configura come un reato. Un episodio significativo è accaduto a Napoli, che si conferma città laboratorio dei modi di arrangiarsi e anche, va detto, della maniera per contrastarli. Si era diffusa la moda di inviare un sms al parcheggiatore abusivo per prenotare in anticipo il parcheggio in centro. Il guardiamacchine, in cambio di una tariffa anche di 10 euro, ricevuto il messaggio trovava la maniera di mantenere il posto con piccoli sotterfugi, strane giustificazioni, in attesa dell’arrivo del cliente. Ora la Procura, dopo che i carabinieri hanno mangiato la foglia,  hanno denunciato in stato di libertà un 20enne di Salita Vetriera, nel rione di Chiaia. L’accusa è di “invasione di terreni destinati ad uso pubblico”.

Insomma, parcheggiatore abusivo o meno, la lezione potrebbe essere utile per chiunque consideri gli spazi pubblici come fossero proprietà privata. Inviare qualcuno a “reggerti il posto” fa parte della stessa prevaricazione. Come chi, titolare di un passo carrabile che gli consente di parcheggiare all’interno della sua proprietà, preferisce lasciare l’auto fuori. Il bello è che pensa di stare dalla parte della ragione, chi osa contestare è un insopportabile impiccione. Poi, naturalmente, sarà in prima fila ad accusare il governo ladro, la società ingiusta, la mancanza di educazione.