Discoteca Corinaldo, uno dei buttafuori: “Ho estratto corpi e cadaveri, anche la mamma”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 dicembre 2018 20:47 | Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2018 20:55
Discoteca Corinaldo, uno dei buttafuori: "Ho estratto corpi e cadaveri, anche la mamma"

Discoteca Corinaldo, uno dei buttafuori: “Ho estratto corpi e cadaveri, anche la mamma”

ANCONA – “Ho estratto più corpi che potevo”. Comincia così il racconto straziante di Gianni Ermellini, che l’altra sera era in servizio come addetto alla sicurezza nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove si è consumata la tragedia. 

Intervistato da Mario Gradara per Il Resto del Carlino, il buttafuori ricorda quei momenti concitati, subito dopo il crollo della balaustra, quando è accorso per tirare fuori da quella trappola corpi e cadaveri. Tra loro anche Eleonora, la mamma 39enne che aveva accompagnato la figlia di 11 anni a vedere il concerto di Sfera Ebbasta.

“L’ho soccorsa – racconta l’uomo – l’ho tirata fuori e l’ho portata all’ambulanza. Non ho capito se era viva o morta. Ho pensato, ho sperato che fosse ancora viva. In quei momenti, ripeto, come gli altri soccorritori, cercavo solo di estrarre da quella trappola tutti quelli che potevo”.

Il buttafuori ricostruisce con precisione la dinamica dell’incidente, dopo il crollo del parapetto: “Quei gradini maledetti hanno provocato la tragedia – spiega – I ragazzi e qualche adulto sono caduti lì, i gradini hanno fatto da tappo e tutti quelli che sono rimasti intrappolati sullo scivolo sono finiti nel fossato laterale”.

Ermellini fornisce elementi anche sul servizio di sicurezza. In tutto, quella sera, “eravamo undici. Io lavoro per un’agenzia e nella discoteca c’erano altri miei colleghi. Il mio ruolo era di quello che una volta si chiamava il ‘buttafuori’”.

Alla domanda sulle persone fatte entrare rispetto alla capienza, risponde: “Io sapevo di una capienza di 1.300 persone. Solo dopo ho scoperto che non era vero. Non rientrava nei nostri compiti questo tipo di verifica”.