Discoteca Corinaldo, le telefonate al 118: “Mandate un’ambulanza, ci sono ragazzi schiacciati”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2018 15:33 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2018 16:43
Discoteca Corinaldo, le telefonate al 118: "Mandate un'ambulanza, ci sono ragazzi schiacciati"

Discoteca Corinaldo, le telefonate al 118: “Mandate un’ambulanza, ci sono ragazzi schiacciati” (Foto Ansa)

ANCONA – “Mandate un’ambulanza, qualcuno ha spruzzato un gas urticante, non riusciamo a respirare”. E poco dopo: “Correte, ci sono ragazzi a terra, schiacciati”. Le telefonate arrivate al 118 da Corinaldo (Ancona) la notte tra venerdì e sabato 8 dicembre fotografano un allerta in due tempi: il primo per le intossicazioni dovute allo spray al peperoncino spruzzato da qualcuno nella discoteca Lanterna azzurra, il secondo per la fuga disperata attraverso l’unica uscita disponibile, con lo schiacciamento di diversi ragazzi e genitori. 

In un primo momento i ragazzi hanno accusato forti problemi respiratori dovuti a quel liquido urticante. Ma proprio quel gas ha innescato il fuggi fuggi che ha portato alla morte di sei persone, cinque ragazzini e una madre. 

“Correte, ci sono ragazzi a terra, schiacciati. Fate in fretta, non mi rispondono, hanno perso i sensi”, ha detto qualcuno al 118, secondo quanto riferito da Pierfrancesco Curzi sul Resto del Carlino. “Vi prego, fate qualcosa, la mia amica non mi risponde”, grida ancora la voce di una ragazza giovanissima. 

Da subito, riferisce il quotidiano, il personale di servizio invia tutte le ambulanze sul posto. E poco dopo l’una di notte ci si rende conto delle dimensioni della tragedia, con la conta delle vittime. 

“Mi sono caduti sopra, sono rimasto bloccato – ha raccontato Dennis Fantucci, di Montemarciano – Sono riuscito a spingermi fuori, ma solo in parte, la gamba destra mi è rimasta incastrata, non riuscivo a muoverla. Avevo la faccia contro il terzo gradino della scalinata, appena fuori dalla porta di sicurezza. Per fortuna qualcuno mi ha aiutato a uscire e a mettermi in salvo”.

Matteo, di una cittadina della Vallesina, con un’esperienza di bagnino alle spalle, aggiunge: “Non sono rimasto coinvolto nella caduta generale, ma quando mi hanno detto quanto stava succedendo sono accorso. Era un inferno, ho estratto tre persone da quella muraglia umana, gente che urlava e piangeva. Ho iniziato a fare le manovre rianimatorie manuali, anche la respirazione bocca a bocca. In mezzo c’erano ragazzi che non respiravano, avevano i volti sporchi, coperti di polvere, di liquidi, anche di sangue”.