Domenico Cutrì evaso, fermate quattro persone

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2014 11:45 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2014 12:30
Domenico Cutrì, tre fermati componenti commando

Il luogo dell’assalto (Ansa)

MILANO – Avrebbero fatto parte del commando che ha liberato Domenico Cutrì tre pregiudicati fermati stamani dai carabinieri di Gallarate dopo l’interrogatorio durato tutta la notte. Lo si apprende da un comunicato dei carabinieri.

I tre sono residenti nell’alto milanese e a loro carico i Cc hanno raccolto ”gravi elementi di colpevolezza”.

Dopo gli interrogatori, i tre sono stati sottoposti a fermo e trasferiti nel carcere di Busto Arsizio. Per tutta la giornata di mercoledì si sono rincorse voci che davano per imminente la cattura dell’evaso che era condannato all’ergastolo per omicidio, è ritenuto pericolosissimo e con ogni probabilità è armato e pronto a fare fuoco.

Una quarta persona è stata fermata a Napoli. Si tratta di un pregiudicato di origini napoletane che da tempo abitava nel milanese.

Domenico Cutrì non avrebbe fatto molta strada dopo il blitz di Gallarate e si sarebbe nascosto sempre nella zona del Milanese in attesa di ripartire per la Calabria, sua terra di origine. Ma la morte di Antonino, il fratello di Cutrì, e il precipitare degli eventi ha impedito che scattasse la seconda fase del piano e ha costretto Domenico a fermarsi in zona.

Qui sono arrivati i carabinieri che già ieri si erano messi sulle tracce di uno dei componenti del commando. Si tratterebbe di un piccolo imprenditore pregiudicato, originario della zona di Napoli ma amico dei Cutrì e finito nella morsa degli usurai. Di lui fino a ieri sera si erano però perse le tracce: potrebbe essere ora uno dei tre accompagnati in caserma a Gallarate.

Si fa più defilata invece la posizione di Daniele Cutrì, fratello minore dell’evaso, anch’egli introvabile fino a ieri e che, secondo il racconto dei familiari, domenica sera era partito per una gita con alcuni amici. Il giovane ha un alibi e lunedì si sarebbe effettivamente trovato nella zona di Napoli dunque non avrebbe partecipato all’assalto di Gallarate.

Sempre le indagini, coordinate dalla pm di Busto Arsizio Raffaella Zappatini, hanno stabilito che nella sparatoria culminata con l’evasione sono stati sparati almeno 32 colpi, la maggior parte dei quali calibro 9 (compatibili tanto con la pistola di servizio degli agenti che con le armi perse dai banditi) e alcuni di calibro 7,65.

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