Domenico Lucano, il giudice: “Combinava matrimoni finti. Ma non s’è messo in tasca un centesimo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2018 9:14 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2018 9:15
Domenico Lucano, il giudice: "Combinava matrimoni finti. Ma non s'è messo in tasca un centesimo"

Domenico Lucano, il giudice: “Combinava matrimoni finti. Ma non s’è messo in tasca un centesimo”

ROMA – Ha combinato matrimoni di comodo per consentire agli immigrati di restare in Italia Domenico Lucano, il sindaco di Riace, la sua gestione dei fondi è stata magari “disordinata”, ma “non ci sono illeciti e nessuno ha mai intascato un centesimo”: è quanto afferma e scrive nero su bianco Domenico Di Croce, il gip di Locri che non risparmia critiche e censure alla Procura che ha condotto l’inchiesta. E infatti non ha accolto 14 richieste di arresto su 15 e rigettato sette accuse mosse a Lucano.

Il giudice per le indagini preliminari si spinge oltre parlando di congetture, errori procedurali, inesattezze di inquirenti e investigatori, che lo hanno portato a rigettare la richiesta di ordinanza per i reati più gravi: associazione per delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione.

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con matrimoni combinati ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti: questi i reati contestati dalla procura di Locri al sindaco ed alla sua compagna etiope, Tesfahun Lemlem. Ma se sui migranti il gip di Locri parla di una “spigliatezza disarmante, nonostante il ruolo istituzionale rivestito”, rispetto agli altri presunti illeciti lo stesso gip rigetta in toto l’impianto accusatorio dei colleghi della Procura.

A cominciare da presunte irregolarità nella gestione dei flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dei migranti, ipotizzato dai pm, ma sui quali il gip rileva che “ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”.