Domenico Maurantonio, compagni di classe: “C’era un uomo con la barba in hotel”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2015 16:53 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2015 16:53
Domenico Maurantonio, compagni di classe: "C'era un uomo con la barba in hotel"

Domenico Maurantonio, compagni di classe: “C’era un uomo con la barba in hotel”

MILANO – Al quinto piano dell’hotel Da Vinci di Milano la sera in cui Domenico Maurantonio è morto precipitando da una finestra c’era un uomo con la barba.

I compagni di classe di Domenico parlano con la rivista Panoramanelle edicole il 4 giugno, e raccontano la loro versione della sera in cui il loro amico è morto:

“Al quinto piano si aggirava un uomo. Le ragazze che hanno dormito nella camera 531, vicina alla finestra dalla quale Domenico sarebbe caduto, quando erano salite la prima volta in camera, verso le 23,30, avevano avuto difficoltà ad aprire la porta. Quell’uomo è arrivato alle loro spalle, ha preso la tessera e le ha aiutate. Lo hanno rivisto quando sono scese verso le 2,30: era ancora vicino alla finestra. Era sui 50 anni, senza capelli, con la barba. Non ha mai detto una parola”.

Uno dei compagni di stanza del ragazzo ha raccontato:

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“Domenico prima di mettersi a letto è andato a lavarsi i capelli. La porta del bagno aveva la serratura, ma senza chiave: non si poteva chiudere né da dentro né da fuori”.

Nel letto matrimoniale, continua Panorama, dormono in 3 e Domenico sta nel mezzo:

“Sono le 5,30 del mattino. “L’ultima cosa che ricordo è che mentre mi addormentavo avevo Domenico alla mia sinistra. Indossava una maglietta e dei pantaloncini scuri”.

Il racconto riprende brevemente alle 6,30. “Avevo la luce sulla faccia, mi sono svegliato, ho notato l’assenza di Domenico, ho pensato fosse in bagno, mi sono riaddormentato”.

Che cosa è successo a Domenico? “Noi che lo conoscevamo, escludiamo che possa essersi suicidato. Era sereno, faceva progetti per il futuro. Era uno con la testa a posto. Qualcuno potrebbe avergli fatto qualcosa, ma certo non può essere entrato in camera per sequestrarlo”.