Domenico Maurantonio, i compagni: “Era uno di noi, non sappiamo nulla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Maggio 2015 17:23 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2015 8:53
Domenico Maurantonio, i compagni: "Era uno di noi ma non sappiamo nulla"

Domenico Maurantonio, i compagni: “Era uno di noi ma non sappiamo nulla”

PADOVA – Rompono il silenzio i compagni di Domenico Maurantonio, e si difendono dall’accusa di essere “dei traditori” dell’amico: “Noi eravamo i primi a voler parlare – spiega al ‘Mattino di Padova’ un compagno di liceo del ragazzo morto a Milano – tant’è che quando ci siamo sentiti dare degli omertosi abbiamo preparato una lettera da inviare ai giornali per spiegare la nostra versione e mettere fine alle falsità che stavano uscendo”.

Ma “da Milano – precisa – la Polizia ci ha dato ordine di non parlare, di non rendere noti particolari delle indagini”. Sono parole pronunciate sotto anonimato da uno studente della 5E, la classe di Domenico. “Non vogliamo assolutamente – sottolinea – che Domenico passi come il ragazzo tradito dagli amici. Non è così, lui era uno di noi”. Il giovane aggiunge che lui e i compagni di classe sono stati “collaborativi al massimo con gli investigatori. Ci siamo sottoposti volontariamente al prelievo del Dna”. Il testimone non può svelare naturalmente nulla di quanto è stato detto negli interrogatori: “abbiamo riferito – sostiene – che neanche noi sappiamo cosa è successo quella notte, non abbiamo visto ne’ sentito. Abbiamo potuto solo fornire agli inquirenti gli stati d’animo di Domenico che abbiamo percepito nelle ore precedenti la sua morte”.

Il ragazzo ha confermato la cronologia dei fatti, già nota agli investigatori e uscita poi anche sui media: il rientro in albergo della comitiva verso le 21.30, l’appuntamento nella hall dell’hotel alle 22.30, una pizza ordinata alle 23, mangiata anche da Domenico, e poi la baldoria nelle stanze, fino alle 5 del mattino. “Alcuni erano alticci – ha raccontato il giovane al quotidiano padovano – altri sobri, nessuno ubriaco. Quando ci siamo addormentati Domenico era in camera e dormiva”. Intanto, sempre il ‘Mattino di Padova’, riferisce che la preside del ‘Nievo’, Maria Grazia Rubini, avrebbe denunciato di aver ricevuto lettere e mail con insulti al limite della minaccia sul caso di Domenico.