Cronaca Italia

Don Antonio Mazzi: “I preti siano liberi di sposarsi”

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Don Antonio Mazzi (Foto Ansa)

MILANO – “I preti siano liberi di sposarsi”: a dirlo è proprio un prete, don Antonio Mazzi. Intervistato da Daniele Petrone del Resto del Carlino, il fondatore della Comunità Exodus prende le difese di don Achille Melegari, di Reggio Emilia, che ha lasciato la Chiesa e l’abito talare per sposarsi.

“Non mi scandalizza affatto. Credo non debba essere un problema. Capisco che per tanti possa essere una bomba, ma dovrebbe diventare un fatto normale. Io lascerei libertà di scelta ai parroci di potersi sposare. Ci rendiamo conto che il celibato e la verginità dei sacerdoti risale al Concilio di Trento? Di che parliamo, su…”.

Secondo don Mazzi

“Ci vuole una rivoluzione. Abolirei la parola prete innanzitutto. Sostituendola con quella di pastore. I tempi sono cambiati. Il prete di una volta era un sant’uomo che organizzava i funerali e le messe. Oggi bisogna avere una visione sociale e politica con la P maiuscola diverse. La priorità dev’essere la testimonianza di fede attraverso gli esempi. E chi dice che un sacerdote sposato non possa darlo migliore di uno votato alla castità?”.

Secondo Mazzi un sacerdote non dovrebbe essere “un distributore di sacramenti; questi ultimi li possono dare anche i laici”. Lui abolirebbe anche i seminari dove, dice “i parroci vengono indottrinati come polli”:

“Abolirei anche il concetto di peccato che è troppo categorico. Usare il verbo «sbagliare» sarebbe un’altra cosa. La gente ha bisogno di perdono, non di sentirsi appellare come peccatrice”.

Secondo il fondatore di Exodus i sacerdoti dovrebbero fare “come Dio”, che “stava fuori dalle chiese e andava in periferia”. E lo stesso vale per i fedeli: “Vadano meno in chiesa e imparino a volersi bene fuori”.

Lui, comunque, non sembra avere intenzione di sposarsi:

“Se mi sposassi io, la sposa creperebbe dopo poco per la vita che faccio… (ride, ndr). Ho la fortuna di vivere in comunità, in mezzo a tanti ragazzi che hanno bisogno di affetto e di perdono. Noi preti stessi ne abbiamo bisogno. Ecco perché mi definisco un vedovo con migliaia di figli…”.

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