Don Carlo Certosino suicida, giallo cassaforte: lettere al vescovo, 7 testamenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Giugno 2015 20:11 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2015 21:24
Don Carlo Certosino suicida, giallo cassaforto: lettere al vescovo, 7 testamenti

Don Carlo Certosino suicida, giallo cassaforto: lettere al vescovo, 7 testamenti

LIVORNO – Lo hanno trovato impiccato nella soffitta della chiesa di San Simone all’Ardenza, in provincia di Livorno. Don Carlo Certosino si è ucciso lunedì 1° giugno nella sua parrocchia a 54 anni. Ma ora un giallo spunta dai documenti rinvenuti nella cassaforte: alcune lettere con il vescovo in cui si parla di conti correnti e 7 testamenti del sacerdote che l’ha preceduto nella parrocchia, don Ezio.

Antonella Mollica sul Corriere della Sera scrive che il suicidio di Don Carlo assume sempre più i contorni di un intricato giallo, tra i documenti nella cassaforte e la preparazione accurata del suicidio, con tanto di istruzioni su cosa fare dopo la sua morte:

” Aveva pianificato la sua uscita di scena da giorni il parroco di San Simone, dando indicazioni anche sull’abito per il funerale. In casa, oltre a diversi farmaci antidepressivi, sono state trovate diverse lettere scritte al computer con la data del 28 maggio, indirizzate a più persone, una è per il vescovo.

Don Carlo era il sacerdote ribelle che non voleva essere trasferito dalla parrocchia che aveva guidato per quattordici anni. Dal primo luglio il vescovo Simone Giusti l’aveva destinato alla chiesa di Santa Caterina da Siena, nello storico quartiere della Venezia, cuore della movida livornese, zona ad alta densità di immigrati”.

Un trasferimento che per Don Carlo, raccontano i parrocchiani, era diventata una vera e propria malattia:

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“Quando aveva gridato il suo «no »al vescovo l’intera parrocchia lo aveva seguito sulla strada della ribellione. Avevano raccolto le firme e durante una messa il 9 maggio scorso circa trecento fedeli avevano assediato il vicario di monsignor Giusti, arrivato lì per spiegare che don Carlo doveva andare via”.

Don Carlo accusava il vescovo di volerlo spostare per una vendetta e di essere pronto a scrivere al Papa per evitare quel trasferimento:

“«Scrivo al Papa», era stata la sua risposta. Voleva direttamente spiegare al pontefice i motivi di quel trasferimento da lui considerato ingiusto. «È una vendetta» ripeteva a tutti. Negli ultimi giorni, racconta chi gli stava vicino, si capiva che stava male, che non era più lui”.

E un giallo fa da contorno a questa vicenda, come emerge dalle carte rinvenute nella cassaforte di Don Carlo:

“Nella battaglia che don Carlo stava combattendo contro la Curia c’era qualcosa di più di una protesta contro una decisione superiore. Il filo di quella guerra porta a un anziano prete, don Ezio, che prima di lui era stato parroco a San Simone. Don Ezio è stato il padre spirituale di don Carlo, l’uomo che l’ha accolto quella volta che lui da ragazzino scappò di casa, l’uomo che l’ha poi accompagnato sulla strada del seminario di Firenze.

Restare nella chiesa dell’Ardenza per lui significava anche essere custode della sua memoria. Al centro di molti scritti tra il vescovo e don Carlo che sono stati trovati in casa si parla spesso di quel prete ormai malato. E si parla anche dei suoi conti correnti bancari. Nella cassaforte di don Carlo sono stati trovati gli estratti conto della banca, insieme a sette testamenti firmati da don Ezio.

Adesso saranno gli investigatori, guidati dal pm Arianna Ciavattini, a cercare di capire qualcosa di più di questa vicenda. Lunedì pomeriggio dalla parrocchia la polizia ha portato via il computer di don Carlo, oltre al telefonino e al tablet che adesso dovranno essere analizzati. La salma è stata restituita alla famiglia e nei prossimi giorni ci sarà il funerale”.