La prima causa di morte per la donna? L’uomo

Pubblicato il 25 Novembre 2011 13:21 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2011 13:21

ROMA – La prima causa di morte per le donne è l’uomo. Detto più chiaramente, è la violenza degli uomini.

Il dato, spesso dimenticato, viene ricordato il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 proprio per spingere i governi a i media a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale, secondo gli ultimi dati Istat. E ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex.

Quasi 700mila donne, sempre dati Istat, hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, e nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza.

Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stalking, il 10% circa degli omicidi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 ha avuto come prologo atti di stalking, l’80% delle vittime è di sesso femminile e la durata media delle molestie insistenti è di circa un anno e mezzo.

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate: non lo è circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Lo stesso nel caso degli stupri (91,6%).

Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale e la maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza. Tra le violenze fisiche più frequenti ci sono l’essere spinta, strattonata, afferrata, l’avere avuto storto un braccio o i capelli tirati (56,7%), l’essere minacciata di essere colpita (52,0%), schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi (36,1%). In molti casi c’è anche l’uso o la minaccia di usare pistola o coltelli (8,1%) o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione (5,3%).

Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati (19,0%), il tentato stupro (14,0%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti e umilianti (6,1%).