Il Consiglio di Stato boccia la giunta di Formigoni: solo una donna (ora sono 3)

Pubblicato il 22 Giugno 2012 13:24 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2012 13:25

Roberto Formigoni (LaPresse)

MILANO –  Quindici uomini e una sola donna: per il Consiglio di Stato nella giunta regionale della Lombardia guidata da Roberto Formigoni si trova “un’evidente violazione della legge”. Come spiega Il Fatto quotidiano la situazione è cambiata “nel frattempo rispetto al ricorso perché, dopo il rimpasto dovuto a diverse inchieste giudiziarie, ci sono tre signore assessore Margherita Peroni al Commercio, Valentina Aprea all’Istruzione, Luciana Maria Ruffinelli allo Sport”.

La Quinta Sezione del secondo grado del Consiglio di Stato ha emanato la sentenza n. 3670 perché nello statuto della Regione Lombardia si legge che “la Regione promuove il riequilibrio tra entrambi i generi negli organi di governo”.

Per i giudici infatti: “La violazione di tale vincolo (previo esperimento dell’azione positiva descritta) determina l’illegittimità della o delle nomine, in quanto gli spazi della discrezionalità politica hanno superato i confini stabiliti dai principi di natura giuridica posti dall’ordinamento, tanto a livello costituzionale quanto a livello legislativo. Nel caso di specie, è evidente la violazione di legge, atteso che la nomina di un solo assessore di genere femminilecontrasta – argomentano i giudici – con il vincolo di attuare la suddetta azione positiva per assicurare il rispetto del principio di una equilibrata presenza di donne e uomini nei componenti della Giunta; equilibrata presenza che non può certo esser assicurata dalla presenza di un solo assessore donna (in tal senso, la pur coesistente discrezionalità realizzativa del principio di”riequilibrio” non è in sé compressa oltre i suoi limiti, essendo la violazione rilevata risultante da un “test” di legittimità afferente alla sproporzione manifesta e ad un assetto in concreto sotto la soglia della ragionevolezza)”.

per equilibrio di genere secondo i giudici deve “intendersi la sostanziale approssimazione alla metà tra donne e uomini” e il Consiglio di Stato “ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.

Ricostruisce Il Fatto quotidiano:

Il ricorso, che era stato respinto in primo grado dal Tar della Lombardia, è stato presentato dall’Associazione art. 51 – Laboratorio di Democrazia Paritaria contro il Pirellon e nei nei confronti della giunta. Al ricorso hanno dato il loro contributo l’Associazione “Donneinquota” e ”Usciamo Dal Silenzio”.